Coitus. Interruptus.

L’ho fatta venire con la bocca e con le mani, piano, sfiorando la pelle liscia del pube e delle cosce. Sono stato, prima, lungamente dentro di lei, la baciavo, la accarezzavo, la stringevo, le parlavo. Lei pensa di godere perchè l’ho toccata in un certo posto e non sa che è perchè la amo e glielo faccio capire attraverso il mio corpo. Mormora, ora, parole sconnesse. E’ vicina al bordo del letto. Urla, freme e sussulta, si contrae, cade giù. Il cagnino è steso per terra. Sobbalza, la guarda e le dà una leccata sulle labbra.

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La setta.

Era prevedibile, prevedibilissimo.

Ha vinto la pancia del Paese, anzi: l’intestino, il colon, il retto, quello che non paga le tasse e vuole un Parlamento garantito dal salvacondotto dell’onestà, della pulizia morale, del “non ha mai fatto politica”; quello che incarna il Bene Nazionale nella piccineria del “fuori dall’Europa e dall’Euro”, nel gretto egiosmo della paura del migrante; quello che crede nelle favole di gruppi di potere malvagi che dispongono della sorte delle masse; quello che odia le élites – cioè tutti coloro che usano correttamente sostantivo e predicato – e definisce sinistramente sé stesso e sodali come “cittadini” (Robespierre, il Terrore, hai visto mai?).

Ha vinto l’aggressività dei dibattisti che in ogni sacrosanta intervista, quando contraddetti, sbraitano battendo i pugni sul tavolo, essendo l’incazzatura ovvio sintomo di ragione; ha vinto la rabbia di quelli che “sbaracchiamo tutto”, e la prepotenza di chi ritiene suo diritto affermare qualsivoglia cagatina perché “siamo in democrazia”.

Comunque hanno vinto: e lo si può dire con la serenità del dì di festa dopo la trepidazione della vigilia, il sorrisetto stentato e maligno del passaggio ad una opposizione satirica vera, l’aspettativa dei primi inciampi del neopotere applicato.

Perché alla fine, superato un trauma analogo a quello che si sarebbe potuto verificare se alle elezioni del 1979 avesse vinto il PCI, di questo si tratta: della timorosa curiosità o dell’incuriosito timore in merito all’esercizio che i neofiti faranno del potere piovuto su di loro dal cielo, ciò implicando deleghe al controllo di Enti, attribuzioni di appalti, distribuzioni di incarichi e soldoni pubblici: prevarrà il merito o prevarranno l’amicizia, la spartizione tra i soli puri di cuore, gli affiliati, i “cittadini” mercè la riedizione di un qualche esotico e misterioso Manuale Cencelli, epurazioni e regolamenti di conti?

Prevedo tempi duri, affascinanti e vivificanti.

Letture 2.

Il libro del post precedente è una vecchia malattia. In realtà non lo avevo mai letto e, probabilmente, mai lo leggerò: è troppo intriso di morte, e di morte ne ho avuta abbastanza da non considerarla più con leggerezza, sicché ho ritenuto sufficiente omaggio alla memoria lo scatto fugace di una fotografia rubato in libreria – i dialoghi sono sorprendentemente ricalcati nel film, più volte visto.

Sto leggendo questo, ben cesellato.

Personalismi 12. Mimnermo.

Scrivo dal cellulare. Oggi i miei fratelli hanno portato nostro papà al pronto soccorso. Debole, dicevano. Penso al caldo torrido, al poco bere – acqua, non sangiovese. Arrivo a dare il cambio. Mio papà straparla, vaneggia. A differenza di mia mamma, nessuna familiarità con l’Alzheimer. É sempre stato roccioso, tosto, ci siamo scannati per tutta la vita. I fratellini lo vedono ancora così. Vanno via. Mi viene il groppo. Troppo presto, troppo presto. Tac e tutto il resto. Aspetto, sono le tre passate. Lui fa cenni aerei con le mani. Adesso dorme. Una vecchia pastrugna le lenzuola. Un’altra arriva in lettiga, la bocca senza denti spalancata a risucchiare aria inconsapevole. Monitor. Io non me ne andrò così, attorniato da strumenti che non comprenderò, strappandomi gli aghi con mosse inconsulte. Io non me ne andrò. Io me ne andrò.

La lega dei sottouomini sfigati.

E adesso pubblico anche questo, se no sta lì a fare la muffa.

Faccio scorrere quella specie di papiro che è Facebook trovandolo puntualmente invaso dalle mitragliate di post deliranti dei cinquestelle, uno ogni cinque secondi, anche di amici reali che parevano persone assennate e operano come militanti di una guerriglia permanente.

Il delirio ora più in voga è quello contro i vaccini; le scie chimiche hanno perso di mordente; restano salde in classifica le paranoie complottiste circa la conduzione del mondo da parte dello sparuto gruppo Bilderberg e quella dell’Europa da parte della Troika, con annessi velleitarismi scissionisti, sovranisti, anti Euro, anti immigrati.

Recentemente, la vittoria del no al referendum costituzionale italiano e la elezione di Trump alla presidenza degli U.S.A. erano state lette come segni di ribellione delle masse nei confronti di élites culturali predatorie e prevaricatrici, segni di comprensione e scelta del miglior prodotto politico affermate con una consapevolezza raggiunta in autonomia partecipando e attingendo al dibattito sui social media e rigettando la attività di intermediazione e guida fino a quel momento svolta dalle élites.

Non è così e l’onda lunga del dibattito via social lo dimostra: non siamo in presenza della affermazione del buon senso popolare nei confronti delle élites ma, puramente e semplicemente, dell’attacco rabbioso all’intelligenza e alla cultura – intese come capacità di discernere, assimilare, assemblare ed elaborare dati – da parte degli ignoranti esclusi, degli pseudoscienziati di serie B, dei somari emarginati dietro la lavagna, di tutti i frustrati che in vita lor non godettero di alcun credito e furon respinti da ogni possibile e immaginabile consesso raziocinante creato dall’uomo.

Costoro fanno lega: rimodellano la realtà, la storia, la scienza a loro immagine e somiglianza di somari: così i vaccini uccidono per il lucro delle multinazionali, le popolazioni africane migrano perché allettate dalle ONG, la povertà in cui sta precipitando l’Italia è causata da istituzioni sovranazionali perverse: troppo semplice essendo la verità secondo la quale prima dei vaccini si moriva per la puntura di un chiodo, gli africani fuggono dalla morte per carestia e guerra, il baratro della povertà va combattuto con politiche sane in contesti europei e internazionali: verità sostituita da un magma di balle tanto irresistibilmente nebulose e complicate ed esoteriche e sostenute da un chiagnefottismo immanente (“Ciò che l’informazione ufficiale tace! Ci ostacolano ma facciamo sentire la nostra voce!” – segue straripamento di punti esclamativi) da irretire il poverino: che le trangugia come nettare.

Soluzione A): chiamare Jason Statham.

Soluzione B): commentare sarcasticamente ogni stronzata (alla piemontese: “Lei dice?”).

Soluzione C): bloccare tutti gli amici grillini. Ciò forse non migliorerà il mondo, ma darà al nostro mondo un’apparenza migliore.

Personalismi 11.

Colei che ho amato moltissimo, la mia amata amante, che dopo avermi scaricato (cfr. “Rapsodia in mi manchi maggiore”, “Julius prima e dopo” ed altri) per un plutocrate impotente si era rifatta viva con dolci richiami d’amore come “sborrami dappertutto” utilizzandomi come dildo per un paio d’anni, ad un certo punto ha lasciato lui e scaricato per la seconda volta me che finalmente libero la attendevo a braccia aperte, senza ai nè bai, per mettere su casa con un altro plutocrate impotente. Succede.

Di donna in donna sono stato, anche, gravemente innamorato (cfr. “Di nuovo”) di una la cui attrattiva principale era quella di somigliare ad un buco nero o un lago profondissimo e buio nel quale il tuo dare spirituale e materiale, il tuo amare, viene risucchiato scomparendo senza risposte o increspature.

Ed è come giocare alla roulette puntando su un rosso che non esce mai, raddoppiando fino alla bancarotta quella posta che è il tuo investimento emotivo.

Nel senso:

  • Messaggino mio (blablà, insomma I love you).
  • Whatsapp di lei ultimo accesso ieri alle 16.35.
  • Passano invano i giorni, il cuore si fa di pietra, avverti i primi sintomi di pancreatite.
  • Dopo una settimana di apnea coltivi seri dubbi sulla tua identità.
  • Lei si fa viva, ovviamente non glie lo fai pesare mentre rimani appeso alla briciolina che ti viene offerta come una trota all’esca; il cuore ricomincia a battere.
  • Ti palesi con regalino studiatissimo (non troppo costoso perché altrimenti si sente comprata, non cheap perché altrimenti si sente svilita, un qualcosa che rappresenti te e al tempo stesso lei facendo capire che l’hai compresa…): oh, grazie.
  • Passano i giorni, sparizione, non vuoi stalkare, introietti.
  • Messaggino: mi sento una merda; ma faccio veramente così schifo? Oh no, sei un uomo fuori dal comune, spicchi tra la folla e patatì e patatà, e ti ci vorrebbe qualcuno di accogliente con cui parlare, se fossi lì io…
  • Passano i giorni, ultimo accesso whatsapp di lei ieri alle 20.18; fegato in avanzato stadio di decomposizione.
  • Messaggino: beh, anche se non me la darai mai mi basterebbe essere tuo amico. Mah, non mi pare che tu ti sappia mettere da parte ed accogliere l’altro.

Succede.

L’altra sera sono uscito con una donna: bella, alta, mora (prerequisito fondamentale), intelligente, ottima posizione.

Beviamo una cosa: il volume della musica è così alto da far vibrare i bicchieri, sicchè mi dirigo con l’autorevolezza di chi pensa di far(le) un piacere verso il dj e chiedo di abbassare.

Dopo un po’, volume a mille again: adesso torno e glie lo dico. Dai, datti una calmata, che palle! Vengo colto dalla quiete del contadino che vede la grandine distruggere il vigneto e non può farci un cazzo.

Per tutta la sera ha una caccola nella narice sinistra. Finalmente tira su col naso. Le offro un fazzolettino. Epperchè, ho la candela? Ah ah! Ha fatto la battuta. La battuta.

Accompagno a casa, baciamano. Non è molto, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.