Personalismi 12. Mimnermo.

Scrivo dal cellulare. Oggi i miei fratelli hanno portato nostro papà al pronto soccorso. Debole, dicevano. Penso al caldo torrido, al poco bere – acqua, non sangiovese. Arrivo a dare il cambio. Mio papà straparla, vaneggia. A differenza di mia mamma, nessuna familiarità con l’Alzheimer. É sempre stato roccioso, tosto, ci siamo scannati per tutta la vita. I fratellini lo vedono ancora così. Vanno via. Mi viene il groppo. Troppo presto, troppo presto. Tac e tutto il resto. Aspetto, sono le tre passate. Lui fa cenni aerei con le mani. Adesso dorme. Una vecchia pastrugna le lenzuola. Un’altra arriva in lettiga, la bocca senza denti spalancata a risucchiare aria inconsapevole. Monitor. Io non me ne andrò così, attorniato da strumenti che non comprenderò, strappandomi gli aghi con mosse inconsulte. Io non me ne andrò. Io me ne andrò.

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Rimini Rimini

Il nuovo mondo di Galatea

post dedicato a tutti gli amici riminesi ed in particolare a Ruzino, che spero non me ne vogliano per come, da straniera, parlo della loro città

L’unica cosa che ho capito bene di Rimini è che è un posto strano. Cosa che si può dire di ogni città al mondo, per cui come intuizione convengo che non è un granché.

E’ un posto strano perché sembra una città spaccata, come se fosse costruita a cavallo fra due universi paralleli: da un lato il lungomare, con i suoi hotel scatoloni parcheggiati in fronte all’Adriatico, e ai bordi delle stradone, larghe come arterie americane pronte a perdersi nel niente dell’infinito, un pullulare di negozi di chincaglierie a poco prezzo, piadinerie, pizzerie, gelaterie tutte con i menù e i cartellini illustranti la merce sottotitolati in russo, tanto che ti chiedi se per caso non hai sbagliato l’uscita del teletrasporto, e sei finito…

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Chiarimenti.

Uno dei miei venticinque lettori mi ha detto che dell'ultimo post non si capiva una mazza.
E' vero.
A volte cerco di tradurre degli aspetti tecnici giuridico-costituzionali che i giornali non spiegano (nel pezzo precedente, l'impossibilità per il Presidente del Consiglio di minacciare la crisi di governo a seguito di voci critiche in seno alla propria maggioranza parlamentare: semplicemente non può aprire la crisi, che viene originata da fattori esogeni quali il voto di sfiducia, il gravissimo disaccordo tra membri del governo, il ritiro di un gruppo di appoggio – evenienza verificatasi in questi giorni).
Purtroppo però, spesso tendo a sintetizzare eccessivamente troppi dati e riferimenti in un racconto surreale incomprensibile anche per gli addetti ai lavori: me ne scuso.