Auruspici.

Mio padre mi ha sempre considerato e trattato come uno scavezzacollo incapace e inconcludente, e senza dubbio ho fatto del mio meglio per non deluderlo. L’altro giorno ricorreva il suo compleanno. Mi si è rotta la lavatrice, mentre facevo la doccia mi sono trovato una zecca canina sulla coscia, ho dovuto portare tonnellate di panni alla vicina lavanderia a gettone, ripulire la tana e trattare il cagnino. Poi mi è venuta una colica renale. Poi oggi, in una giornata ombrosa e di vento ambiguo, mi è sembrato di riconoscere la sua faccia in una nuvola. Sono mere casualità oppure segni, significati, e in tal caso quali? Ho pensato alla mia prossima fine (ma non sarebbe una novità, il che svalora la coincidenza), o anche ad una esortazione a darmi una mossa. Nel mentre la nuvola, beffarda, si dissolveva.

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Massime.

É da uomo, quando si va in bagno in un locale pubblico, il tenere la porta chiusa con il piede, leggermente sbilenchi, facendo centro; oppure, se lontana, comunque non chiuderla, in un trepidante possesso del luogo.

Game over.

Al supermarket una anziana signora mi cede il posto alla cassa. Ho soltanto tre cose. La ringrazio profondamente e le svuoto il carrellino perché non riesce a chinarsi. Esco, finisco la spesa al negozio a fianco e mentre apro la bici me la trovo lì. Mi dice che è appena stata dal medico, che le ha diagnosticato il diabete e prescritto farmaci poiché l’integratore alimentare che potrebbe aiutarla è troppo caro per le sue tasche. É ancora sotto choc. Tento di consolarla, “il diabete l’hanno quasi tutti a una certa età, non succede niente, provi a variare la dieta…”. Mi guarda e fa “mi scusi, non sapevo con chi parlare, a casa ho solo gatti”. Poi, quando ci accomiatiamo, “ha compiuto una buona azione”. Ecco. E sono andato a casa mia, senza gatti, popolata dai fantasmi di ex figli, ex donne, amici lontani.

Coitus. Interruptus.

L’ho fatta venire con la bocca e con le mani, piano, sfiorando la pelle liscia del pube e delle cosce. Sono stato, prima, lungamente dentro di lei, la baciavo, la accarezzavo, la stringevo, le parlavo. Lei pensa di godere perchè l’ho toccata in un certo posto e non sa che è perchè la amo e glielo faccio capire attraverso il mio corpo. Mormora, ora, parole sconnesse. E’ vicina al bordo del letto. Urla, freme e sussulta, si contrae, cade giù. Il cagnino è steso per terra. Sobbalza, la guarda e le dà una leccata sulle labbra.

Letture 2.

Il libro del post precedente è una vecchia malattia. In realtà non lo avevo mai letto e, probabilmente, mai lo leggerò: è troppo intriso di morte, e di morte ne ho avuta abbastanza da non considerarla più con leggerezza, sicché ho ritenuto sufficiente omaggio alla memoria lo scatto fugace di una fotografia rubato in libreria – i dialoghi sono sorprendentemente ricalcati nel film, più volte visto.

Sto leggendo questo, ben cesellato.