Il paradosso di ruzino.

Il paradosso di Ruzino dieci anni dopo.
Postilla: non avrei mai immaginato, da ragazzo, che avrei vissuto un periodo così di merda e regressivo, ammorbato da una politica sgangherata, una società allo sbando, una situazione ambientale catastrofica.

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Solitudine.

E poi, ancora, passi a fianco della casa dei tuoi e pensi di andare a pranzo da loro, vedi la cucina con tutti i particolari, tua madre che aspetta in piedi. Ma i tuoi non ci sono più, e neanche la casa. E in tutto ciò non c’è niente di letterario, solo magone, groppo duro nello stomaco, assenza.

The new satira.

(Prologo: la maggioranza parlamentare Cinquestelle – Lega e la formazione del relativo Governo hanno instaurato una nuova lottizzazione delle reti Rai spazzando via le vecchie e consunte cariatidi. Epurato, tra i primi, lo spocchioso Fazio. I telegiornali sono stati rinominati TG Verità. Una nuova generazione di comici si appresta a intrattenere gli italiani negli spettacolini di prima serata.)

Presentatore: “Ed ecco a voi … Marigoldone! Un bell’applauso a Marigoldone!” (clap clap) “Marigoldone ha vinto il sondaggio on line riservato a cabarettisti e battutisti emergenti, ed eccoci qua freschi freschi ad inaugurare la stagione del nuovo! Vai Marigoldone, facci ridere!”

M.: “Chiamatemi Gold. Solo Gold. Mia mamma s’è sbagliata, quando mi ha iscritto all’anagrafe, c’era una pubblicità di guanti da cucina che andava forte e così …”

Presentatore: “Ah ah ah! Sei il migliore, cominci subito a scaldare il pubblico! Vai Gold, vai, facci ridere!” (risatine tra il pubblico)

M.: “Allora … la Merkel è una gran Troika … quella Troika della Merkel!” (risate, applausi, molte risate, qualcuno urla “bravo!”)

M. (sudatissimo, striscia le mani sui pantaloni): “Boldrini … bocchini! Avete presente, no? Bocchini! Bocchini!” (risate fortissime, applausi scroscianti, fischi di approvazione)

M.: “E volete sentire questa su Di Battista e la moglie di Salvini?” (gelo in sala, mormorii)

Presentatore: “Ah ah! Il nostro Gold è un fine burlone! (pacca sulla spalla) Gli piace sorprendere il pubblico, non è vero Gold? Dai, facci ridere, ridere!”

M. (occhi vitrei, paonazzo, alza la voce): “Sì, io scherzo sempre, mi piace scherzare, me lo dicevano sempre i compagni di scuola alle elementari quando scoreggiavo in classe, e poi mi tiravano i cancellini della lavagna, quegli snob del cazzo! La scoreggia è bella, è sana, è naturale, più scoregge e meno vaccini!” (“sii, siii”, risate, applausi, qualcuno si alza in piedi)

M. (rifiata, si carica): “E … e … volete sapere l’ultima, eh, volete? Renzi … Renzi … lo prende in culo dai cani! Anzi … dai Berlus – cani! Berlus – cani! L’avete capita? L’avete capita?” (applausi scroscianti; boati; un anziano signore si sente male, sviene e cade dalla sedia)

Presentatore: “E bravo il nostro Gold! Sei il numero uno! Il pubblico ti ama! Noi ti amiamo! Fate un bell’applauso al nostro Gold!” (pubblico tutto in piedi, applausi, Gold alza le braccia al cielo, poi si inchina ripetutamente, esce di scena acclamato)

Presentatore: “Chiudiamo così, in bellezza, il nostro programma che ci ha fatto tanto ridere, ridere! A rivederci a domani e rimanete sintonizzati per non perdere lo special che segue: “Quella gran puttana dell’Europa”. A domani, a domani!”

Sigla.

180°.

Ho capito di essere un cretino. E l’ho capito ricordando ciò che diceva la donna di servizio dei miei genitori, negli anni ’70, per giustificare il suo voto ai comunisti: “È il partito di noi poveretti”.

Il partito dei poveretti, già, che rappresentava le istanze operaie e proletarie, di quelli che ragionavano con l’istinto e con la pancia, spesso vuota, il partito del popolo con le scarpe grosse e il cervello non sempre fino – anzi, spesso drammaticamente ignorante e come tale manipolabile – contrapposto allo snobismo elitario dei padroni, della borghesia e del clero raggruppati sotto tutte le altre sigle.

Poi i tempi sono cambiati e quel partito si è trasformato assumendo le vesti di un progressismo evoluto che delle vecchie rivolte ha conservato la mera immagine a scapito della sostanza; sposando via via la tutela degli immigrati, degli artisti di strada, dei centri sociali dei graffitari, della pizzica e della taranta, tutta roba pagata dai comuni e dallo Stato, sposando le ragioni dell’Europa e dell’economia di mercato: finchè il proletariato o ciò che ne rimaneva, rimpinguato dai grandi numeri di una ex borghesia proletarizzata e affamata, si è rotto i maroni di vedere il negro e il giocoliere mantenuti con “soldi suoi”; il nemico da combattere, che un tempo si identificava con “il padrone”, è divenuto l’Europa, il Gruppo Bilderberg, i poteri forti, che ha coagulato una resuscitata rabbia, pura, sconclusionata, ignorante, sempre manipolabile.

Ed è con un autentico e paradossale capovolgimento a centoottanta gradi che l’elettorato di quello che fu il più grande partito della sinistra si trovi, ora, a votare due movimenti rappresentativi dell’autoritarismo cieco e ottuso appannaggio della destra più becera e manganellara.

Non lo avevo capito. Ringrazio la mia brava e cara donna di casa. Ma ricordo anche le parole di mio padre, che comprendo appieno solo ora. “I comunisti non cambiano mai”.

La setta.

Era prevedibile, prevedibilissimo.

Ha vinto la pancia del Paese, anzi: l’intestino, il colon, il retto, quello che non paga le tasse e vuole un Parlamento garantito dal salvacondotto dell’onestà, della pulizia morale, del “non ha mai fatto politica”; quello che incarna il Bene Nazionale nella piccineria del “fuori dall’Europa e dall’Euro”, nel gretto egiosmo della paura del migrante; quello che crede nelle favole di gruppi di potere malvagi che dispongono della sorte delle masse; quello che odia le élites – cioè tutti coloro che usano correttamente sostantivo e predicato – e definisce sinistramente sé stesso e sodali come “cittadini” (Robespierre, il Terrore, hai visto mai?).

Ha vinto l’aggressività dei dibattisti che in ogni sacrosanta intervista, quando contraddetti, sbraitano battendo i pugni sul tavolo, essendo l’incazzatura ovvio sintomo di ragione; ha vinto la rabbia di quelli che “sbaracchiamo tutto”, e la prepotenza di chi ritiene suo diritto affermare qualsivoglia cagatina perché “siamo in democrazia”.

Comunque hanno vinto: e lo si può dire con la serenità del dì di festa dopo la trepidazione della vigilia, il sorrisetto stentato e maligno del passaggio ad una opposizione satirica vera, l’aspettativa dei primi inciampi del neopotere applicato.

Perché alla fine, superato un trauma analogo a quello che si sarebbe potuto verificare se alle elezioni del 1979 avesse vinto il PCI, di questo si tratta: della timorosa curiosità o dell’incuriosito timore in merito all’esercizio che i neofiti faranno del potere piovuto su di loro dal cielo, ciò implicando deleghe al controllo di Enti, attribuzioni di appalti, distribuzioni di incarichi e soldoni pubblici: prevarrà il merito o prevarranno l’amicizia, la spartizione tra i soli puri di cuore, gli affiliati, i “cittadini” mercè la riedizione di un qualche esotico e misterioso Manuale Cencelli, epurazioni e regolamenti di conti?

Prevedo tempi duri, affascinanti e vivificanti.

Letture 2.

Il libro del post precedente è una vecchia malattia. In realtà non lo avevo mai letto e, probabilmente, mai lo leggerò: è troppo intriso di morte, e di morte ne ho avuta abbastanza da non considerarla più con leggerezza, sicché ho ritenuto sufficiente omaggio alla memoria lo scatto fugace di una fotografia rubato in libreria – i dialoghi sono sorprendentemente ricalcati nel film, più volte visto.

Sto leggendo questo, ben cesellato.

La lega dei sottouomini sfigati.

E adesso pubblico anche questo, se no sta lì a fare la muffa.

Faccio scorrere quella specie di papiro che è Facebook trovandolo puntualmente invaso dalle mitragliate di post deliranti dei cinquestelle, uno ogni cinque secondi, anche di amici reali che parevano persone assennate e operano come militanti di una guerriglia permanente.

Il delirio ora più in voga è quello contro i vaccini; le scie chimiche hanno perso di mordente; restano salde in classifica le paranoie complottiste circa la conduzione del mondo da parte dello sparuto gruppo Bilderberg e quella dell’Europa da parte della Troika, con annessi velleitarismi scissionisti, sovranisti, anti Euro, anti immigrati.

Recentemente, la vittoria del no al referendum costituzionale italiano e la elezione di Trump alla presidenza degli U.S.A. erano state lette come segni di ribellione delle masse nei confronti di élites culturali predatorie e prevaricatrici, segni di comprensione e scelta del miglior prodotto politico affermate con una consapevolezza raggiunta in autonomia partecipando e attingendo al dibattito sui social media e rigettando la attività di intermediazione e guida fino a quel momento svolta dalle élites.

Non è così e l’onda lunga del dibattito via social lo dimostra: non siamo in presenza della affermazione del buon senso popolare nei confronti delle élites ma, puramente e semplicemente, dell’attacco rabbioso all’intelligenza e alla cultura – intese come capacità di discernere, assimilare, assemblare ed elaborare dati – da parte degli ignoranti esclusi, degli pseudoscienziati di serie B, dei somari emarginati dietro la lavagna, di tutti i frustrati che in vita lor non godettero di alcun credito e furon respinti da ogni possibile e immaginabile consesso raziocinante creato dall’uomo.

Costoro fanno lega: rimodellano la realtà, la storia, la scienza a loro immagine e somiglianza di somari: così i vaccini uccidono per il lucro delle multinazionali, le popolazioni africane migrano perché allettate dalle ONG, la povertà in cui sta precipitando l’Italia è causata da istituzioni sovranazionali perverse: troppo semplice essendo la verità secondo la quale prima dei vaccini si moriva per la puntura di un chiodo, gli africani fuggono dalla morte per carestia e guerra, il baratro della povertà va combattuto con politiche sane in contesti europei e internazionali: verità sostituita da un magma di balle tanto irresistibilmente nebulose e complicate ed esoteriche e sostenute da un chiagnefottismo immanente (“Ciò che l’informazione ufficiale tace! Ci ostacolano ma facciamo sentire la nostra voce!” – segue straripamento di punti esclamativi) da irretire il poverino: che le trangugia come nettare.

Soluzione A): chiamare Jason Statham.

Soluzione B): commentare sarcasticamente ogni stronzata (alla piemontese: “Lei dice?”).

Soluzione C): bloccare tutti gli amici grillini. Ciò forse non migliorerà il mondo, ma darà al nostro mondo un’apparenza migliore.