Di nuovo.

Scrivere in fretta non mi è mai piaciuto, specie dopo un lungo periodo di inattività che fa arrugginire lo strumento.

Avevo pensato di non scrivere mai più; di ricondurre, costringere, forzare ogni pulsione creativa a pura azione; in realtà impigrivo solamente: per cui devo, me lo devo, anche se di fretta.

Parlavo, prima, di natura, ambiente, politica in senso lato; e anche di amore sofferto: ripartirei da quel punto a rebours.

Dirò dunque di una, e dirò che incontrarla mi dà grande gioia.

È riservata e schiva: soffre appuntamenti e scadenze: vederla è come vedere Unicorno, e scriverle, come a Babbo Natale.

Ragion per cui venni duepiccato: il che avrei fatto io al posto suo dinanzi a qualcheduna bisognosa, mendica e tampinante sicchè il piccheggiamento le annette ancor più valore.

Ella è bruna, anzi molto mora e, dopo parecchio sole, cioccolatinosa, vieppiù data la fine grana della pelle; ha occhi d’onice animati da facelle e gatteggiamenti d’opale.

Purtuttavia non ne ho mai rappresentato lascivamente il corpo: avrei voluto entrarle nell’anima, pascolare e correre nelle praterie della sua mente, esplorare la sua profondità al tempo stesso così lieve, così infinita, ribollente di intelletto e passione selvaggia domata: inimmaginato è il bacio del disiato riso.

Ecco, ricomincio da qui.

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