Holidays in Italy.

È passata quasi una settimana dalla strage, dai lacrimoni pelosi ufficiali e dalle immonde speculazioni in salsa razzista variamente reperibili sul web: sicchè, supposto per avviato il processo di interiorizzazione, se ne può parlare: ma per accennare ad altro.

Un annetto dopo che avevo iniziato a lavorare mi capitò un cliente, marocchino. Aveva problemi con il rinnovo del permesso di soggiorno, rilasciato in base all’allora vigente L. 39/90, cosiddetta Legge Martelli.

Me la studiai a fondo, comprendendo che il meccanismo di rinnovo era analogo a quello – circolare – del Comma 22 di Joseph Heller (“chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di guerra; ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di guerra non è pazzo”): ossia, per ottenere il rilascio occorreva dimostrare un reddito, in chiaro, pari a quello della pensione sociale (all’epoca, mi pare, sui sei milioni e spiccioli): ma per avere un reddito trasparente occorreva essere assunti in regola, e per essere assunti in regola occorreva avere il permesso di soggiorno: tutti requisiti che, ovviamente, difettavano in capo al 99% degli stranieri, che svolgevano lavoretti in nero, e così anche in capo al mio assistito, che vendeva tappeti e asciugamani, occasionalmente qualche stecca di sigarette, e che difatti mi pagò con un telo da spiaggia.

Capii immediatamente che non sarei mai diventato ricco: e capii anche che l’alternativa offerta dalla Martelli, quella di fare ritorno al paese di origine aspettando di essere richiamati da un’azienda italiana con una lettera di assunzione, era pura fantascienza, tanto che gli interessati preferivano di gran lunga restare in Italia sperando di farla franca.

Il tempo gli dava poi ragione: perché in Italia, invece di fare le cose ponderatamente e poi farle rispettare (nella fattispecie, una legge sulla immigrazione più elastica salvo espulsione immediata per gli immeritevoli), si è da sempre preferita l’adozione di leggi di bandiera rigorosissime negli intenti ma largamente disapplicate nella prassi e infine sbrindellate da sanatorie e condoni: così è stato per l’evasione fiscale, così per gli abusi edilizi (fatto grave, furto dello spazio comune, declassato a rango di reato contravvenzionale soggetto al risibile termine prescrizionale di cinque anni = 99% di proscioglimenti) e così fu per gli immigrati irregolari, salvati a scaglioni da una successione di sanatorie.

Il D.Lgs. 286/98, emanato sull’onda della massiccia immigrazione dall’Est Europa post guerra jugoslava e poi modificato dalla L. 189/02, cosiddetta Legge Bossi – Fini, riproponeva il medesimo clichè della Martelli ed introduceva, inoltre, un laborioso meccanismo di espulsioni in caso di immigrazione clandestina nonchè l’odioso reato di “ingresso illegale nel territorio nazionale”: un contentino di pura creazione legislativa e nessuna deterrenza che ha ottenuto l’unico effetto di gravare sul già sovraccarico sistema giudiziario.

La durata del permesso di soggiorno per lavoro a tempo indeterminato è, come sempre, biennale rinnovabile: con il paradosso di costringere persone residenti in Italia anche da vent’anni e completamente integrate (un ragazzo extracom mi diceva, in dialetto stretto, che non voleva più “fare la coda con tutti quei negri!”) a periodiche forche caudine dinanzi ai rispettivi consolati e alle Questure: per tacere dell’ignobile resistenza a concedere la cittadinanza italiana per nascita sul territorio nazionale.

Tuttavia, un popolo di navigatori, santi e poeti sa come mitigare questo strazio se non altro sul piano lessicale; a un certo punto non si parla più di rifugiati, profughi, fuggiaschi o fuggitivi, clandestini, immigrati ma, più aulicamente, di “migranti”, quali rondinelle nel cielo: e se vogliono migrare è una libera scelta frutto di autodeterminazione, mica li costringe nessuno, possono pure tornare a casa loro dove stanno meglio.

Perché poi il problema è che questi vengono qui a rubarci lavoro, donne e case: difatti, è arcinoto che barconi e doppifondi dei camion ospitino frotte di ingegneri, medici, imprenditori, geometri, commercianti, avvocati, e stilisti pronti ad aprire negozi in via Montenapoleone e studi professionali, fondare industrie e abitare in lussuose case statali; come pure è arcinoto che gli italiani facciano a botte per andare a raccogliere pomodori nelle piane pugliesi o campane a 3 Euro a cassone, arance in Calabria, e condividere baracche con vista campo.

Niente paura: adesso ne sono morti due o trecento. Un nonnulla rispetto al conteggio complessivo, pignolescamente tenuto da uno dei soliti siti, che si aggira sui ventimila esclusi i dispersi.

Per chi volesse seguire i naufragi in diretta, è scaricabile la comoda app.

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2 commenti su “Holidays in Italy.

  1. .. ha detto:

    ..bellissimo!

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