Sogni.

I sogni non sono materia di conversazione mondana, lo affermava Monsignor Della Casa nel Galateo e, mi pare, anche Donna Letizia nel suo Saper Vivere: dunque non dovrebbero neanche costituire materia di racconto. Tuttavia, data la attuale e sempre più merdosa situazione sociale, economica e politica che regna nel Paesello, niente di meglio che parlare d’altro.

E che cazzo vorresti dire, d’altronde, a uno come Brunetta che narra di “sentenza politica” che calpesta i principi di “legalità e democrazia”: quando il principio di legalità – “nulla poena sine lege” – comporta semplicemente la pignola applicazione di leggi tassative (fatte dal Parlamento, mica dalla Magistratura) da parte del Giudice, e che il concetto di democrazia involve la partecipazione popolare nelle scelte politiche: ma forse Brunetta intende che il Giudice debba tener conto dei pareri che a destra e a manca gli pervengono e che sia conseguentemente obbligato all’applicazione elastica della legge a favore di chi la pretende con maggior violenza, doveri nel caso di specie irragionevolmente trascurati.

Forte di questa nouvelle vague giuridica, la prossima volta che mi capiterà di discutere un processo mi recherò con l’imputato e un codazzo di amici a conversare amabilmente e democraticamente con il Giudice, due bicchieri di rosso, due pacche sulle spalle, quattro urlacci se non capisce: poi, se non dovesse ascoltare le nostre legittime e democraticamente espresse ragioni, vado di articoli a mezzo stampa a mangiargli la faccia.

Allora è meglio sognare che mi trovi in una casa. È vecchia e pericolante, rurale, impolverata. Le ragnatele hanno intessuto spessi drappeggi agli angoli dei soffitti. Con cautela saggio i gradini della scala fino al primo piano, dove sono due porte, ne apro una. Vi allevo galline. Il pavimento è pulitissimo, un parquet tirato a lucido, mentre le galline dormono appollaiate sugli stipiti delle finestre e su un letto a castello. Nell’altra stanza, il mio gatto ronfa insieme alle galline: lo avevo visto pochi attimi prima al pianterreno, mi domando come abbia fatto a giungere lì a mia insaputa, attraverso la porta chiusa.

Mi sveglio ridendo.

Vado in Tribunale. Il tipo di fianco a me, in fila dinanzi a una Cancelleria, ha una palla di cerume nell’orecchio.

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