Padania again.

E così siamo di nuovo in autostrada. Negli ultimi anni lo stile di guida si è evoluto e risponde al meglio ai requisiti dell’italiano medio: chi fa i centoventi si piazza sulla corsia di sinistra et ivi resiste, incurante delle sfanalate dei sopraggiungenti che poi lo superano da destra bestemmiando; il sorpasso da destra è, peraltro, la norma nel norditalia; mentre nel sorpasso normale è vietato mettere la freccia, specie se si conduce un TIR.

Transitando per la Lombardia sintonizzo Radio Padania Libera, più divertente del Bagaglino, Zelig e Crozza messi assieme.

La top of the pops la offrono, come sempre, le telefonate degli ascoltatori.

C’è la vecchietta che lamenta “A cosa serve l’Europa se i prezzi sono diversi? Tutto dovrebbe costare uguale, la farina, il riso, lo zucchero, tutto uguale”. Uno chiama e dice “Sono cinque anni che sono disoccupato, mi sono registrato come buttafuori come quando avevo diciassette anni. Lavoro saltuariamente. Ho un’arma e so come usarla, ero in un’organizzazione terroristica, Gladio, e quando me ne andrò ne porterò parecchi con me”. Una tipa sbraita che “Gli insegnanti comunisti si sono messi d’accordo per abbassare i voti di mia figlia e dare i voti più alti agli extracomunitari”. E poi il fedelissimo, “Ascolto tutti i giorni Radio Padania che dà le informazioni giuste ma c’è la cricca di potere degli editori che ne ostacola la diffusione, non so perché”. Interlocutori e conduttore si salutano con “Buona Padania”, quest’ultimo non fa una piega neanche dinanzi agli sproloqui più strampalati.

Lo spaccato che ne esce è desolante e inquietante, di ignoranza crassa, inconsapevole e compiaciuta; paranoica e micragnosa.

Poi arriva il cantautore o il gruppo che ha fiutato il business, suona canzonacce dialettali o nordic-strappacore; uno, pugliese convertito, rimeggia “all star per sentirsi una star”.

A proposito di cantautori, durante un programma (presente Borghezio e altri notabili) gli ascoltatori telefonano per proporre i componenti del pantheon leghista, pescando tra personaggi di fantasia, del fumetto, storici eccetera; chi dice Blek Macigno, chi Rambo, chi Carlo Magno (ma anche, con insospettabili guizzi culturali, la Signora Carlomagno di Jacovitti); una signora scivola su Giulio Cesare (romanaccio, viene cazziata in diretta) e uno su Bud Spencer (napoletano!). Poi chiama Povia, quello dei bambini che fanno oh, e racconta che è in tour e si diverte un casino, porta avanti un discorso dove c’entra anche la Modern Money Theory, vuole tornare alla lira e ragiona in lira – tutto fa brodo per vendere due dischi.

Cazzo, a un certo punto telefona Alberto Camerini. Si sente male. Entro in galleria.

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8 commenti su “Padania again.

  1. Ilmondodigalatea ha detto:

    Poi esci dalla galleria e becchi radio Maria. E fai il botto.

  2. luigi bastonliegi ha detto:

    aridatece l’emoscambio

    • ruzino ha detto:

      Mi ricorda una scritta in maiuscolo che imperversava negli anni ’70 e non ho mai capito a cosa si riferisse.

      • luigi bastonliegi ha detto:

        Era l’associazione di un tipo che voleva incrementare le trasfusioni di sangue e il coito more ferarum, idest alla pecorina. Avevo notato che nel corso degli anni 80 le scritte emoscambio sono state sostituite – sugli stessi muri, scritti con la stessa pennellessa e la medesima vernice- con le scritte Lega nord. Secondo me anche i pittori erano gli stessi. Beh, era meglio l’emoscambio.

  3. luigi bastonliegi ha detto:

    La pennellessa era di marca Cinghiale. Pennello grande o grande pennello? Poi non l’hanno pulito nell’acquaragia ed è diventato duro. Nelle nebbie della Patagna queste cose davano da pensare: l’emoscambio ce l’aveva morbido; la lega ce l’ha duro; facciamo le prove contro il muro? Il muro del fabbricone si decora col Grande Pennello: sei stato nominato, Cinghiale; sei stata dominata, Pecorina; indovinala, Grillo: Vigogna, Vigogna, Vigogna! Cosa fa lo Stato? Chi è Stato?
    Sono Stato io, disse il re Sole, ma l’ammiraglio Nelsen li vuol lavare lui.

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