Esecuzione.

Procedura penale è stato il mio incubo per un anno di università. Mi faceva schifo. Consiste in una serie di elenchi e liste da imparare a memoria. Così l’ho dovuto ripetere tre volte e ha mandato a picco la mia media annuale di esami. Alla fine lo sapevo benissimo, in modo supermetabolizzato e, da qualsiasi parte avessero cominciato a interrogarmi, avrei potuto sciorinare tutto il codice.

Piccolo dettaglio: le ultime venti pagine del mio libro – fitto di freccine, sottolineature, rimandi, glosse tanto da avere raddoppiato lo spessore – erano liscie e bianche. Trattavano della Magistratura di Sorveglianza e io mi ero convinto che la Magistratura di Sorveglianza fosse un organo inutile; così mi ero rifiutato a priori di studiarle.

All’esame, dopo una interrogazione brillante il professore mi fa: “Adesso mi parli della Magistratura di Sorveglianza”. Silenzio di parecchi minuti. “Mi dica le funzioni della Magistratura di Sorveglianza”. Silenzio di diversi secoli. Occhi negli occhi. Nessuno fiatava in aula. Non dico che voto presi, ma credo che se avessi studiato la Magistratura di Sorveglianza avrei sbancato.

Anni dopo dovetti imparare a cosa serve la Magistratura di Sorveglianza e, in soldoni, capii che serve a badare tutto ciò che accade dopo una sentenza di condanna penale.

Così, a Berlusconi, condannato con sentenza irrevocabile (cioè non più suscettibile di essere impugnata) a un anno di reclusione, è stato notificato un ordine di esecuzione della pena ex art. 656 c.p.p. Come tutti i suoi pari, cioè i condannati a pena detentiva inferiore a tre anni, gode di una sospensione dell’esecuzione di un mese (anzi, trenta giorni), entro il quale può presentare alla Magistratura di Sorveglianza competente per territorio istanza per la concessione di una misura alternativa alla detenzione prevista dagli artt. 47 (affidamento in prova al servizio sociale), 47 ter (detenzione domiciliare) o 50 comma 1 (semilibertà) della L. 354/75: cioè non una legge approvata adesso a suo uso e consumo ma esistente da tempi non sospetti.

L’affidamento in prova si concede, di prammatica, a uno che dispone di una stabile residenza e di un regolare lavoro e si pensa che facendo il bravo fuori dalla galera si possa reinserire positivamente nella società. Berlusca, che di residenze ne ha a bizzeffe e non ha problemi di reperire un lavoro (basta si faccia assumere in una delle sue società), dovrebbe farcela. Poi, non è che l’affidamento in prova consista nel lavorare in un ospizio a pulire il culo ai vecchi o stronzate simili che dicono i giornali. Uno continua a fare il suo lavoro, viene seguito dai servizi sociali e, se fa il bravo per tutta la durata della pena, questa viene estinta.

La detenzione domiciliare si concede a chi ha superato i settant’anni e che cos’è lo dice la parola stessa. Non va confusa con gli arresti domiciliari (art. 284 c.p.p.) che sono una misura cautelare, applicabile (in presenza dei presupposti di cui all’art. 274 c.p.p.) prima del processo.

La semilibertà si concede per pene detentive da eseguirsi non superiori a sei mesi e consiste nel trascorrere parte del giorno fuori dalla galera per partecipare ad attività utili al reinserimento.

Sicchè, da un punto di vista puramente tecnico, sto aspettando le altre sentenze per vedere cosa combineranno i suoi legali, in fase esecutiva delle pene e davanti alla Magistratura di Sorveglianza, per parare il culo all’illustre condannato.

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Un commento su “Esecuzione.

  1. Ilmondodigalatea ha detto:

    Guarda, son curiosissima anche io.

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