La critica della notte rosa (Kant).

È che a me questo posto piaceva, d’estate – l’inverno è sempre uguale a sé stesso, grigio uniforme di nuvole.

In spiaggia c’erano le altalene a pochi metri dalla riva. Piattaforme più al largo dove prendere il sole o fare i tuffi. Sulla battigia un tappeto di gusci di vongole, telline, lumachine; se eri fortunato, potevi trovare una stella marina o un cavalluccio. Ogni tanto arrivavano le alghe, verde insalata, si avvolgevano alle caviglie e ti rifiutavi di fare il bagno. La sabbia era dorata, frutto del paziente lavorio della risacca sulle conchiglie.

Le tedesche erano dorate, con l’abbronzatura color patatina, la curva morbida della vita e delle anche e un fascino dolce assoluto.

I turisti credo apprezzassero la veste un po’ alla buona e a buon mercato di una cittadina fondamentalmente marinara, genuina e pacioccona.

Di sera si accendevano le luci dei localini e dei negozietti, avrei voluto visitarli tutti. Localini naif, con nomi naif, reti, fiaschi di vino e aragoste di plastica alle pareti. Potevi mangiare qualcosa al Merendero di Riccione, o a Rimini all’Arizona. Al Caffè Sombrero cabaret ogni sera animato da un mio lontano parente. Un baracchino dipinto di blu con tavoli e panche all’aperto serviva spiedini sotto al faro. Mio padre torna da una pescata col suo battanino, in mano un secchio pieno di tentacoli e pesci strani. Cutter a vela spiaggiavano e portavano al largo i bagnanti: maestose e uniche, l’Asso di Cuori e la Glentor arrivavano fino alla mitica Isola delle Rose, di cui un capannetto sul piazzale del porto vendeva la riproduzione in ferro assieme a altri souvenir, composizioni di conchigliette incollate su carta: che tenerezza.

Dopo le ristrettezze degli anni settanta anche gli italiani iniziano a passarsela meglio e, nel decennio successivo, la città esplode.

Code interminabili di auto sul lungomare, a passo d’uomo da Riccione a Rimini. Passiamo in motorino sui marciapiedi.

La musica è cambiata, in tutti i sensi: chiudono una dopo l’altra antiche balere, il Las Vegas, l’Oriental Club. E i cinema all’aperto. I localini si modernizzano e si omologano perdendo una rustica tipicità. Il pesce è surgelato.

Il seduttore estivo, ignorante e a suo modo romantico, diviene ignorante e pretenzioso, talora violento – la cronaca rosa si fa più nera. Le straniere sono trattate come selvaggina da vitelloni inzanziti. La conquista non è più neanche consumata: è sufficiente la semplice penetrazione per far numero. Sai che goduria. Avete più visto una tedesca, una inglese (merce di minor pregio), una svedese?

Il soldo del turista, però, affluisce copioso e un po’ dà alla testa; i cittadini diventano insofferenti alla invasione estiva, vogliono scrollarsela di dosso, cedono le attività, non fanno più la stagione; noi annusiamo l’aria e cantiamo Fermate Giuseppe.

Alla fine degli anni ’80 l’eroina è al tramonto ma prendono piede il fenomeno house music e le droghine da disco. Estati da sballo. Piazzale Roma a Riccione è una grande fumeria, dopo i cilum rituali si dorme in sacco a pelo. Ci si schianta in macchina al ritorno dal Pascià, dal Peter Pan, dal Lex Club già 99, attraversando la statale alla cieca sperando nel radar dell’estasi. È un turismo confliggente; le famigliole brontolano e cominciano a disertare.

Nell’agosto 1989 la mia tavola a vela fende la schiuma di un cappuccino. La mucillagine è solo una bizza della natura o un segno, una ammonizione divina?

Fatto sta che, da allora, le presenze estive declinano malinconicamente, stagione dopo stagione. Sfrattato il turismo familiare da quello della notte si debella anche questo, immorale e poco propenso a spendere. E il mare non invoglia alle abluzioni.

Ma l’economia deve comunque girare: da un lato piccole industrie crescono e dall’altro, liberamente interpretando il motto “se l’edilizia si ferma si ferma tutto”, si costruisce. Ovunque, in ogni lotto e fazzoletto di terra. È l’estrema deriva del verbo riminesizzare. Chi può investe i denari accumulati negli anni ’70 e ’80. Il volano dell’edilizia dà da mangiare a molti, a imprese e impresine, che saranno spazzate via dal crack degli ultimi anni; a tecnici, artigiani e fornitori; alla macchina giudiziaria impegnata nelle cause per vizi nei lavori. Dicesi, adesso, edilizia contrattata (ti permetto di costruire se tu ne destinerai una parte a uso pubblico). L’artefice del Piano Regolatore si dissocia dalla piega che ha preso la sua creatura. La gestione del territorio è un potente strumento di controllo e consenso a disposizione di una amministrazione. Per tacito patto sociale è una eredità che non va dilapidata ma tramandata: nella fattispecie, in circa un ventennio si giunge alla spendita totale del territorio e al compimento del sacco della città.

Al contempo le infrastrutture stradali non sostengono più il traffico di migliaia di culi di piombo temprati dai sedili delle auto per spostamenti di poche centinaia di metri, essendo l’uso del mezzo pubblico o della bicicletta considerato un malvezzo.

Sicchè si progetta e si approva la metropolitana di costa, invero un autobussone che corre parallelo alla ferrovia: un’opera che avrebbe ben figurato negli anni ’60 e con un impatto ambientale e finanziario pesantissimo: ma la macchina amministrativa, dopo una lenta messa in moto, procede inesorabile e nessuno avrà più il coraggio di staccare la spina. Neanche per tentare di stornare parte del denaro stanziato – una volta pagate le gravi penali del caso – per sistemare il vetusto impianto fognario, fonte di merda in mare, ludibrio, discredito: altra mazzata.

È una città che si è giocata, via via, tutti i propri assi. Campa ancora, però, soprattutto dei soldini freschi del turismo. Deve rendersi appetibile come può, mostrando quel che resta di buono del suo corpo malandato.

Arriviamo così alle notti rosa, alle molo parade. Beato chi critica: significa che non avrà problemi di reddito in autunno.

Dal cielo, in pieno centro, scendono le grida laceranti e funerarie dei gabbiani a scombussolarmi l’anima.

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2 commenti su “La critica della notte rosa (Kant).

  1. .. ha detto:

    bello, bello!

  2. ruzino ha detto:

    Ma grazie!
    Ciao,

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