Sette anni.

Non è che Berlusconi sia cattivo. Gli manca forse la percezione del disvalore – se non altro, in senso ampiamente etico (cioè come scostamento da condotte socialmente reputate convenienti) – dei fatti: poiché pare sia un fatto incontestato che, una notte del 2010, telefonò alla Questura di Milano chiedendo (i motivi sono insignificanti, mero contorno) il rilascio di una ragazza ivi trattenuta perché sospettata di avere rubato del denaro, e spedì a prelevarla un Consigliere regionale del proprio partito.

Berlusconi non se ne capacita; sbarra gli occhioni, come Schillaci ammonito, come un bimbo che chiede “cosa ho fatto?”.

Questo fatto è alla base della massima parte della commisurazione della pena: che è operazione puramente matematica, non frutto di arbitrio dei giudici: sicchè non ha senso parlare di “condanna esagerata”.

Come pure non ha senso parlare di sentenza “eversiva”, o di sentenza “politica” – e chi intende le cose in questo modo rende un pessimo servizio al sistema democratico e dovrebbe ripetere l’esame di diritto costituzionale per farsi una ragione della esistenza dei poteri statuali e della loro separazione.

È inevitabile che una sentenza, quale che sia, abbia anche riflessi “politici”, in quanto destinata a imprimere effetti su assetti sociali, e tantopiù se si tratti di una sentenza penale che investe un esponente della classe politica; ma è del tutto improprio, inaccettabile, qualificarne la natura o la finalità come intrinsecamente “politiche”.

È del pari improprio – e leggermente ipocrita – affermare che le sentenze si “rispettano” (traducendo in italiano: “ragazzi, chiudete la porta se no si sentono i botti dello champagne”).

Puoi rispettare o non rispettare qualcosa se così facendo te ne puoi sottrarre, o puoi modificare: ma una sentenza “è”, ineluttabilmente, e non le importa nulla del tuo rispetto o non rispetto; oppure, se si è parti in causa, può essere eseguita spontaneamente o coattivamente o può essere impugnata nei modi di Legge.

Su un piano diverso, umanamente comprensibile, si pone il commento da bar dei cinquanta milioni di giuristi nostrani: “godo come una bestia”, “diobono”, “una mazzata ingiusta” e via sentenziando.

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2 commenti su “Sette anni.

  1. luigi bastonliegi ha detto:

    metti il caso che non sia ineluttabile: si elegge la figlia, che prende ordini dal domiciliante recluso; il nuovo conte di Villars e di Tenda concede la grazia, dato che uno ha parlato con il giornalista, sì che tutti i diurnali dicono che è un vero schifo; si fa perciò la riforma della giustizia, che prevede, nelle carceri, un turnover tra censurati ed incensurati, per via dell’equità. Ci saranno tantissimi nuovi reati nei confronti delle categorie più protette, acclamati a furor di popolo, e nel contempo si toglierà l’obbligatorietà dell’azione penale; così a seconda della convenienza, un magistrato potrà sbatterti dentro, a sua discrezione, se telefoni troppo ad una tipa, se hai detto “ho messo la macchina nel parcheggio dei mongoli” o se hai mandato affanculo uno che ha, combinazione, proprio questo passatempo. E siccome le carceri schioppano si aboliscono i reati che provocano meno allarme sociale, tipo collezionare senatori, che tra l’altro sospetto che anche adesso non sia reato. Poi, basta cattive notizie sui giornali: d’ora in poi l’elenco del politici che non hanno rubato sarà stampato in prima pagina, e i colpevoli si dedurranno ex silentio

  2. ruzino ha detto:

    Credo sia un’ipotesi di corruzione. Per il resto, sono un pelino più ottimista. Prima o poi gli cade addosso una frana di sentenze esecutive; la figlia conta, comunque, come il due di picche giocando a tennis; il popolo è bue ma prima o poi si stufa del tutto. Morale: eppirosi. (cfr.)

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