Argh!

Scrivo, non potendone più di scrivere. O di non poterne più di scrivere. Ho i polpastrelli consumati, gli occhi perforati dai fotoni del monitor. Nell’andamento sinusoidale del lavoro, si alternano periodi di piena a periodi di magra e, quantunque i primi siano preferibili se non altro perchè ti senti utile e a posto con la coscienza, sono anche fonte di preoccupazione e latenza di altri piaceri, quale quello di scrivere per sè stessi. Sono periodi nei quali la vita è filtrata da schermi, un computer per amico, una televisione da fissare pensando al nulla come rifugio decorticante. Erga kai emera. Erga kai emera. In fondo, siamo tutti dei rossi malpeli incatenati nella nostra miniera; qualcuno più furbo se la passa meglio. Mi sento raggelare nella segreta immobilità dell’inverno.

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