Auguri.

Quando eravamo piccoli si andava per le feste natalizie, tutta la famiglia, dai miei nonni materni in Brianza.

Stavamo fino alla Befana; una volta ci portò, nella calza, del carbone: ma era dolce, di zucchero, che io e mio fratello sgranocchiammo con grande gioia nostra e dei nostri denti.

Per Capodanno potevamo stare alzati fino a tardi, fino al tre due uno e stappo della preziosa bottiglia di champagne, fredda nelle mani di mio nonno, guardando il sontuoso programmone serale; ricordo Amalia Rodriguez (la regina del Fado), Juliette Greco con la frangetta, Mahalia Jackson, ma anche – se non mi confondo – Ella Fitzgerald e Louis Armstrong in nero e fazzolettone bianco.

E Natale, oh, Natale era bello. Credevamo a Babbo Natale, o al Bambin Gesù, che ci portavano i regali. Mi dispiace ancora l’atteggiamento denigratorio verso il Natale, che reputo ispirato a un annoiato e formale snobismo di facciata; come pure considero l’assurdità dei messaggi della Parrocchia che mi trovo in buchetta e invitano a “vivere il Natale dell’incarnazione del Cristo” e tutte quelle incomprensibili complicatezze lì, “non solo dei buoni sentimenti”: sensazione, quest’ultima, da libro Cuore, che invece mi appartiene, mi è rimasta dentro e perpetuo lietamente nel mio piccolo paganesimo privato.

Spesso si andava a Milano il 23 o il 24, si vede che gli adulti avevano dimenticato qualche regalo. Milano sembrava, allora, a cavallo degli anni ’60 e ’70, veramente una città dove tutto era possibile. Le luci e gli addobbi, lo sfarzo di negozi e grandi magazzini, la gente bonaria e frettolosa; ne respiravo la grandezza e la potenza.

Gli adulti erano irrequieti, indaffarati e nervosi. Io e mio fratello assorbivamo, inconsapevolmente, la loro adrenalina e ci comportavamo di conseguenza combinando qualche stronzata oltre a quelle consuete: sicchè, solitamente durante la cena della vigilia, nostro padre sbottava tonando “E porco qui, e porco là, siete riusciti a rovinarmi anche questa festa!”, prima di accasciarsi paonazzo sulla sedia mentre mia mamma e mia nonna cercavano di rabbonirlo e non prima di averci allungato un paio di scappellotti.

Io e mio fratello ne ridevamo in segreto; anche questo – secondo noi – faceva parte della tradizione natalizia.

Ogni tanto provavamo a rimanere svegli per assistere all’arrivo di Babbo Natale, ma crollavamo nel sonno a tardissima ora, o così almeno a noi sembrava (saranno state le dieci o le undici); più avanti, si andava alla Messa di mezzanotte: durante la quale, come al solito, non introiettavo nulla delle mnemoniche e tediose ripetizioni del Verbo, ma assaporavo l’odore di incenso, ammiravo gli stucchi e le decorazioni e i quadri della Basilica e sentivo la mano di mio nonno sulla mia spalla a farmi grande.

Col che, in ritardo, auguri, auguri di cuore a tutti di Buon Natale.

E di Buon Anno Nuovo.

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