Sim Italy.

Quando vado in Lombardia ascolto sempre Radio Padania: più divertente di Zelig (ci vuole poco), più sconclusionata del Bagaglino.

Allora, tra una canzone dialettale e un intervento (dialettale) al telefono di un ascoltatore, ci sono spazi più prettamente politici; un ragazzo lamenta che “il Governo mette troppe tasse, mette troppe tasse e gli imprenditori non ce la fanno ad arrivare a fine mese, e anche i privati, quindi invito tutti alla assemblea dei giovani leghisti dove si parlerà a trecentosettanta gradi di questi problemi e dei fondanti della Lega”. Ok.

Mi sarebbe piaciuto far giocare al tipo un videogame preistorico, si chiamava Sim City. Il gioco ti metteva a disposizione un terreno vergine da colonizzare adibendo a uso residenziale/commerciale/industriale piccoli lotti quadrati. Comparivano dal nulla minuscoli pionieri a tirare sù casine, centri commerciali o fabbrichette, che crescevano, attirando altri abitanti, o venivano abbandonati, a seconda del gradimento che incontrava la tua città. Potevi agevolare i trasporti realizzando strade (meno costose, ma favorivano l’inquinamento) o ferrovie, e creare abbellimenti e attrattive con fontane, stadi e parchi, migliorare la sicurezza con stazioni di polizia e vigili del fuoco.

Importante era bilanciare la leva fiscale. Se imponevi troppe tasse i cittadini, scontenti, emigravano. Ma se ne imponevi troppo poche vedevi le stradine sgretolarsi e bloccare le auto, i ponti crollare, le stazioni di polizia chiudere.

Semplicistico? Certo! Ma è proprio ciò che è accaduto in Italia negli ultimi venti e passa anni. Se siamo alle prese con un sistema giudiziario sgarrupato, che vede cancellerie rette da una sola persona dove ce ne vorrebbero tre o quattro, giudici oberati da cinquemila fascicoli all’anno per carenza di organico, o – puramente – la mancanza di fotocopiatrici, di carta e di scrivanie, è perché di tasse (certo, unitamente alla cronica dissipazione di denaro che caratterizza la nostra spesa pubblica e alla evasione fiscale) ce ne sono state troppo poche. E lo stesso stato di dissesto, di disagio, di sgretolamento, era ravvisabile nella pubblica istruzione e nel sistema sanitario: fino a quando i nodi non sono venuti al pettine e, pena il collasso dello Stato, i cittadini italiani sono stati sottoposti a un dissanguante regime fiscale.

È ovvio che tale situazione non possa durare a lungo nel tempo, e non durerà, poiché non ritengo Monti & Co. degli sprovveduti. Ma mi pare altrettanto ovvio che chi non abbia giocato a Sim City non disponga degli strumenti necessari a comprenderne la necessità.

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