Il Manzo.

Giacca allacciata o aperta? Piombo. Sartoria italiana. Meglio aperta. Camicia azzurra sbottonata, senza cravatta. E poi i jeans, quelli seminuovi, non troppo blu. Informale ma sempre elegante, specie sul mocassino di vitello spazzolato, lucidissimo. La serata si preannuncia pallosa. Artistucoli di merda, imbrattatele. Non fosse che c’è il Procuratore, c’è l’Assessore, c’è il cazzo di quell’altro che non ricordo neppure come si chiama, e tocca mantenerli buoni, me ne starei a casa a vedere la partita. Almeno rimediassi una che si fa strappare le mutande.

*

Allora, bilancio zero. Cioè, adempiuto agli obblighi sociali più due. Vino e tartine a scrocco, più uno. Rottura di coglioni infinita meno tre. Adesso si tratta di sfangarla ancora per una mezz’oretta, giusto per evitare figuracce; non troppo presto, né tra gli ultimi; poi ce la filiamo con discrezione; cogliere il tempo bisogna. Poca figa, del resto. Quella me la sono già fatta. Le artiste si lavano poco. Che noia. Chissà chi ha vinto?

Alt. Carina, quella. Nuova. Faccia da stronza: non guasta. Bel culo, ottimo. Stai a vedere che le garba pure prendercelo. Peccato per il vestito da impiegata. Ma come cazzo cammina? Pare anchilosata. Stai meno rigida, bella. Vieni qua, vieni qua. Se c’è un modo infallibile per farsi notare è girarsi di spalle. Tra l’altro, modestamente, anch’io ho un bel paio di chiappe. Tutto quello squat sarà pure servito a qualcosa. Appoggiamoci al muro sull’omero destro. Sorsini di vino caldo per darci un contegno, così. Scrutiamo gli invitati con indifferenza. Rilassato. Arriva, arriva. Cosa le dico? Un paio di cazzate in francese fanno sempre effetto sulle fighe.

Eccola. “Dove te ne vai, così, clopin – clopant?” “Come hai detto, scusa?” “È francese. Cammini come se fossi smarrita e incerta. Se vuoi ti vado a prendere un altro bicchiere. Quello sarà caldo.” Sfoggio un sorrisone aperto, mi è venuto bene, me ne accorgo dalla faccia che fa. Apro la folla fino al buffet con maschia cortesia. Mi segue come un cagnolino. Stasera si scopa o non mi chiamo più John. Bevi, bevi. Chi sei, cosa fai nella vita? Ah, sei nel sindacato? Molto interessante. (Vi trattate bene voialtri. La paghetta ve la dà chi lavora sul serio.) Sì, io sono assistente del Procuratore. La Contea, sai. Servizio legale esterno. Viaggio parecchio. Tengo conferenze in giro per lo Stato, procedure uniformi e cose così. Abito in un’altra città, ho un appartamento in affitto qui. (La distanza non è mai troppa. Queste finiscono con l’appiccicarsi.) Anche a te piace Mondrian? E Klimt? Oddio, abbiamo proprio gli stessi gusti. (Sono secoli che non andavo a una mostra.) Sì, anche il teatro. Sono abbonato per la stagione. Ma non ho nessuna che si unisca alla mia passione. Cioè, ce l’avevo. Seria. Cotto perso. È durata un paio d’anni, poi mi ha confessato che non voleva figli. Su certe questioni si arriva a discutere. A una certa età ti manca qualcosa. Tu no? Ah, mi pareva. Ma non mi dire? Anche tu? (Ha un tipo. Che non la fila abbastanza. E lei ha bisogno di cazzo. Siamo alle solite. Fin troppo facile.) Non so, a volte non si arriva a capire la fortuna che si ha. Una ragazza carina come te, intelligente. (Dunque, se lo attacco succede che me la inimico. Ci vuole tatto.) Sono sicuro che è innamorato di te. Come, non te lo dimostra? Eh, non tutti sono portati per l’azione. (È uno del genere querulo e piagnucoloso. E bravo il mio segaiolone. Lo sai chi è che ti sveglia, vero? Lo zio John.) Io, per fortuna, ho imparato. Sarà anche merito dello sport. Adesso non essere triste. La vita è una sola. (Che profumo schifoso. Mi ricorda mia zia. Dopo mi toccherà sventolare le lenzuola.) Non sai quanto ti capisca. “Tout à fait, anch’io sarei confuso. Per fortuna io l’ho superata. Domenica faccio un tuffo. Pesca subacquea. Vieni? Accompagnami.” (Dai, dai. Sì.) Ora o mai più, eccheccazzo. “Usciamo da questo posto. Sono stufo.” Viene. È fatta.

Nel parcheggio cammino imperioso fino alla macchina nuova. Lavata. E lei dietro. Le apro lo sportello, sale! Balzo dall’altra parte, entro, prima ancora che abbia chiuso le ficco la lingua in bocca. Ti insegno io come si bacia. Fatti toccare. Cazzo, è un lago. Sbroda. Roba che mi macchia il sedile di pelle. Via verso casa prima che le passi, e anch’io. Tienimi la mano sul cambio. Vrum vrum. Ci siamo. Ti porto in braccio sul letto, ti cavo i vestiti più in fretta che sbucciare una banana, uh, bel corpo. Le straccio la culotte. La trivello come solo io. La inondo. Godi, eh? Okay, adesso una pausa. (Il resto te lo dò backdoor.) Fumi? Ma non sai che è passato di moda?

*

Santo Cielo, avevo bisogno di una figa per una sera, non di una agenzia di relazioni pubbliche. Non si è più schiodata. E oltretutto mi organizza i viaggi, mi prenota i biglietti, fa e disfa. Le vacanze. Va e viene da casa mia. È pazza. Mi chiama con un nome francese. Dopo avere scoperto che mi piace la carne, arrostini e bistecche, bistecche e arrosti. Con la purea di mele. Buono il vino con quel cazzo di nome che ha portato l’altra volta, Refosco. Fortuna che abita da un’altra parte e che ogni tanto sparisce. Deve ritornare da un congresso, atterra direttamente qui. Diamo una spazzata e una pulita. Drin. Sei proprio tu? Che tesoro. So che ci tieni alla tua indipendenza, però sarei corso in aeroporto se mi avessi avvisato. Baciami. (Non ha ancora appreso l’arte.) Oh, Jim. Oh. Jim. Oh. Oh. Oh. Ma le ballo dentro o è una mia impressione?

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4 commenti su “Il Manzo.

  1. luigi bastonliegi ha detto:

    Ora manca solo un ultimo punto di vista. Ci penso io.
    Che bello essere tutta pulita. Era una settimana che avevo una cagata di piccione addosso. Oh, sì, Jim, mettimi la chiave nel cruscotto come sai fare tu. Clopi clopi clopi vrum vrum, se continui cossì mi fai partire, sì, vadoo, vadoo, arrivedoorci. Ora metti la marcia indietro. Sì, dimmi che sono la tua Porsche. Oddio il radiatore è bucato, sbrodo, sono tutta in calore, sono senza freni, il popolo chiede se sterzi.

    Scusa, ma era l’ora di sdrammatizzare. E siccome poi viene il momento di ridrammatizzare, ti confesserò che qualche volta, secoli fa, quando stavo con una donna, avevo l’impressione di manovrare un complesso macchinario.

    Compatiscimi e fatti una risata
    LBL

  2. ruzino ha detto:

    Ok, ho rotto (e mi sono rotto) il cazzo. Quest’ultimo era (volutamente) trucido. Rido, ma senza compatirti. Perchè, alla fine, e non è il tuo nè il mio caso, il trattare le donne come un complesso macchinario, cioè come una res con annessi doveri codicistici del proprietario (artt. 832 e segg. c.c.), è ciò che viene dalla gran parte di esse denominato amore (nella sua forma “adulta”), e paga. Per sdrammatizzare del tutto, il prossimo pezzo sarà estremamente soft a partire dal titolo: “Ingorgo di sborra nel culo rotto di una grandissima puttanona, zoccola, opportunista e traditrice”, con foto a colori 3D e prefazione di Piero Angela.

  3. John Law ha detto:

    Oh Jim? Ma non ti chiamavi John?

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