Kate.

“Se continui cossì mi fai venire … mettimelo dentro piano, come sai fare tu … nessuno in vita mia mi ha mai fatto godere come te … oh, Jimmy”. Mi contraggo tutta intorno a lui. Sento, poco dopo, il suo piacere come un mare caldo e rassicurante nel grembo. Sì, amore mio. Sai che lo voglio. Fallo per me. Il suo corpo pesante grava sul mio proteggendomi. Mi afferro alle spalle tornite. È un corpo che sento. Quando abbracciavo Julius mi sembrava di trapassare il vuoto. Ma cosa sto pensando?

*

È autunno. Controllo la posta. Niente. Dai, scrivimi. Scrivimi, scrivimi, scrivimi. Messaggi sul telefono, zero. Ancora la posta. Telefono. Posta. Telefono. Chiamate perse nessuna. Nessuno squillo incipiente. Googlo una ricerca. Cazzo, Jules, cazzo. Cazzo, cazzo. Ho bisogno di te. Fatti vivo, fai qualcosa. Coglione. Coglione. Mollusco. Conto così poco per te? Non provi neppure il desiderio fisico di me? Chiamami, dimmi che me lo metteresti in bocca. Questo si sganghera di seghe. Chissà se si ricorda come sono fatta. Oppure fotte la moglie. Sei un’assenza. Sei un nulla. E io non posso stare aggrappata al nulla. Voglio uno che mi ripari la tapparella del bagno, che corra ad aiutarmi quando ho bisogno di lui, che dorma con me quando sono sola. Mi fai sentire così sola, così piccola. Così inutile. Un’amica mi ha chiesto, sibillina, se esisti ancora. Mi ha detto che durante l’ultimo briefing le sembravo insicura. Secondo lei è a causa tua. Mi vuole fare le scarpe? Non me lo posso permettere. Non posso arrischiare il mio lavoro per te. E poi basta brutte figure con le amiche, non devo passare da scema. Vivere, è un’altra cosa. Non mi sento viva con te, Julius. E vivere significa anche indossare la migliore culotte e uscire con le amiche per quel vernissage.

La sala noiosa della vernice è gremita di abiti: abiti come corazze: grisaglie maschili, qualche maglione d’artista, femmine ripartite tra tailleur, grande soirée e sgallonato con tasconi (le artiste). Personalità locali. Mi muovo discreta, uso il bicchiere di Riesling come l’asta un equilibrista. Conosci Tizio? Conosci Caio? Chiacchiero cercando di mostrare una intelligente disinvoltura. Lo vedo di schiena appoggiato al muro. È isolato e incongruo. Sorseggia per darsi contegno, scruta la folla con ansiosa indifferenza. Le chiappe di pietra tendono i jeans, a filo sui mocassini lucidati. Decido di passargli vicino. “Dove te ne vai, così, clopin – clopant?” “Come hai detto, scusa?” “È francese. Cammini come se fossi smarrita e incerta. Se vuoi ti vado a prendere un altro bicchiere. Quello sarà caldo.” Ammicca al vino, sorride franco. Lo seguo docile fino al buffet. Vertigine, sensi all’erta, positivo, quel che succede succede. Racconto. Lui si racconta. Lavoro, sì, bene, ben introdotto, buon posto di vertice. Musica, arte, teatro. Storia importante finita. Le pinne nasali vibrano impercettibilmente. Mi sta annusando? Gli dico di me. “Capisco. Tout à fait, anch’io sarei confuso. Per fortuna l’ho superata. Domenica faccio un tuffo. Pesca subacquea. Vieni? Accompagnami.” Non so, sì, forse, sì. “Usciamo da questo posto. Sono stufo.” Usciamo. Faccio cenni all’amica. Mi strizza un occhio complice dietro al vol au vent. Siamo nel parcheggio, va verso una macchina sportiva, mi apre la portiera. Salgo. Prima ancora di avere appoggiato il culo sulla pelle del sedile mi bacia. Mulinello. Va bene lo stesso. Sono tutta bagnata. Guida come un pazzo, mi tiene la mano sul cambio mentre ingrana le marce. Siamo a casa sua, quel che succede succede. Vivere. Mi prende, mi monta con foia equina, arriva più velocemente di Foyt sul rettilineo di Indianapolis. Ma è un uomo. Mi usa, e se mi usa ricambierà, si farà usare. Va diritto allo scopo. Sa quello che vuole. E anch’io lo so.

*

Natale, Julius.

Gliel’ho taciuto. È un’ultima volta. Si cena al ristorante, le solite chiacchiere a vuoto sui massimi sistemi. Cristo, Julius, quando ti deciderai a crescere? Solo nel tuo ufficetto, quattro soldi risicati, nessuna prospettiva. La tua inettitudine mi deprime. Non mi sono fatta un mazzo così per una vita di stenti. Sei lezioso e inconcludente così come scopi. Non dico che all’inizio non mi piacessi. E adesso? In macchina. In macchina? In macchina. Romantico tua nonna. Alla missionaria. Cazzo, Julius, fai qualcosa. Fai qualcosa, cazzo! Sorprendimi, mettimelo nel culo, in tutti i buchi. Quando stai per venire, togliti e vienimi in bocca. Ti abbraccio e attraverso il nulla. Non ti sento più dentro di me neppure fisicamente. Dove sei, Julius? Jimmy, Jim, oh, Jim, sono tua, ho sbagliato, perdonami.

“Hai conosciuto qualcuno?” “Sì.” Non mi chiedi niente. Bravo stronzo. Codardo. Vigliacco. Non mi hai mai meritato. Ti lascio sulla strada, ecco, a pochi passi dalla tua tana, a sbirciare il mondo di lontano, ad annaspare nelle tue pippe mentali. Non te lo dirò stasera. Te lo dirò poco alla volta. Ti farò morire lentamente come facevi morire me. Perché tu sei la prova vivente che io sono diversa da te. E farò di tutto per dimostrartelo.

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3 commenti su “Kate.

  1. luigi bastonliegi ha detto:

    Non si può dire che tu abbia tutti i torti. Però, dall’alto della nostra posizione di desamado mayor, di tenente a due stelle, di padre aostano ci permettiamo di fare alcune considerazioni, che per puro cartesianesimo ordineremo così:
    1) La nostra paternità smalpina inarra il motto dell’artiglieria: “Taci e tira”;
    2) La nostra paternità smalpina ritiene che tu abbia soffritto fin troppo a lungo;
    3) La nostra paternità smalpina inarra altresì l’antico adagio catoniano: “semen retentum venenum est”
    4) La nostra misericordiosa paternità smalpina, dall’alto della sua infinita saggezza, dichiara che i pensieri delle femmine che ci hanno lasciato sono in realtà i nostri pensieri, e che i veri pensieri delle femmine vanno cercati nelle sortes biblicae del libro degli ormoni e delle inchieste di cosmopolitan e del chiacchericcio delle amiche e del conto in banca; e che ciò vale in verità anche per i maschi in versa vice, a parte la faccenda delle amiche, davvero misteriosa ed inspiegabile.
    5) desinas ineptire
    6) pensa che il blog è come un tatuaggio: tra qualche mese vorrai cancellarlo, ma il web è eterno. La tua prossima fidanzata potrebbe leggerlo.
    7) Perché naturalmente avrai una prossima fidanzata, e sarà gelosa.
    LBL

  2. ruzino ha detto:

    il commento è meglio del pezzo. bien sûr. 🙂
    grazie.

  3. ilgiardinodeinoccioli ha detto:

    Nello stesso modo in cui sono risalita a questo.
    Per osmosi “linkatica”.

    La questione matematica non mi convince, preferisco il dubbio.

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