C. a J. p. e d. (commento a Julius, prima e dopo).

Continuo, perché ancora ce n’è.

È più facile trovare un uomo astratto di una donna astratta.

Una donna è concreta. Se fosse diversamente sarebbe una disadattata, o una troia – nel senso comune – cioè una facile, leggera, che la dà senza badare al tornaconto: da un altro punto di vista, una benefattrice.

L’amore, secondo una amica, è “la condivisione di un mutuo”.

E tra uno che dedica “questo mio ponderoso scritto sulla misoginia” e uno che la invita a mangiare una pizza, è più probabile che una donna scelga il secondo.

Quod non est in actis non est in mundo, recita un brocardo. Una pizza è tangibile. “Una pistola è una cosa”, faceva dire Drieu de la Rochelle/Louis Malle al protagonista di “Fuoco Fatuo”.

Saltando di palo in frasca, e in chiave unisex, il brutto accade quando in amore ci si consegna all’amato bene perché si ha cieca fiducia in lui/lei, reputandolo deputato a capirci, autorità suprema in grado di giudicarci.

Il brutto non sarebbe la fine dell’amore. È quando la fine dell’amore è determinata dal rifiuto di quello che siamo, è associata alla negazione totale di quello che siamo, che, in quanto proveniente dalla persona nella quale più crediamo, è tanto più devastante e senza possibilità di riscatto. *

La vita, in questo caso, è di per sé stessa espiazione.

“Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla” (Pavese).

* [Aggiunta del 08.05.2012]

A meno che il riscatto non provenga dalla stessa persona amata, che – di solito – è in tutt’altre faccende affaccendata e/o non si sogna nemmeno lontanamente di aver fatto un danno.

Innamorati, ci specchiamo nell’amore dell’altro. A un certo punto lo specchio riflette un’immagine mostrificata e deturpata. In questo senso ha effetti azzeranti il trasmettere un concetto come “mi sono sbagliata, ti credevo diverso” oppure “sei il più grande pacco della mia vita”: l’autostima cala con la stessa inesorabile rapidità di un paio di braghe XXXL senza cinta.

La letteratura favolistica è piena di principi inappetenti che muoiono per inedia, principesse roccificate o inumate in bare di cristallo, che trovano il risveglio alla vita nel bacio della persona che ne ha il potere su di loro.

Pensateci. Nulla è più reale delle fiabe.

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5 commenti su “C. a J. p. e d. (commento a Julius, prima e dopo).

  1. luigi bastonliegi ha detto:

    Già, è vero. Però, non per salire in cattedra, ma bisognerebbe pensare che ci sono altri amori non meno naturali e necessari (come i figli, i genitori, e perfino se stessi) per cui vale la pena di tirare a campare e magari prendere qualche medicina; perchè i vermi che ci mangeranno prima o poi non ci conoscono per nome. Allora espiamo e vaffanculo. Comunque, forse le troie non sono così male; anche la condivisone del mutuo però non sarebbe male, se poi non ti si rinfacciasse il mancato pagamento in contanti.
    LBL

  2. ruzino ha detto:

    Ho usato impropriamente il termine “troia”. Più adatto sarebbe stato “poco di buono”. In ogni caso, nulla di male. Per il resto, ti ringrazio.

  3. anskijeghino ha detto:

    Confesso che faccio fatica a seguirTi.
    Stai bene, un caro saluto.
    Ghino La Ganga

  4. anskijeghino ha detto:

    Ah,ecco. Una chiave di lettura.
    😀
    Grazie. Stai bene, un caro saluto.
    Ghino la Ganga

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