L’Aprica è un posto di merda.

Questo sobrio titolo è ispirato ai fatti che seguono.

Ho sempre considerato il passo dell’Aprica come un posto orribile e triste, caratterizzato da una accozzaglia di palazzotti anonimi costruiti negli anni sessanta e settanta a ridosso della rotabile che collega la sorridente Valtellina alla lugubre Val Camonica.

Vi transito con la prole e, affamati, sostiamo a un market per acquistare vettovaglie.

Il negozio è deserto. Accumuliamo alla cassa un po’ di specialità locali e andiamo al bancone per farci fare due panini: lì, una vecchietta sta chiedendo che differenza ci sia tra due salami e l’ometto del banco spiega che uno è di capriolo e l’altro di bresaola, perfetto “per quando fa l’happy hour”.

Credo sia un fine burlone. Su alcuni vassoi davanti ai formaggi sono grattate microscopiche (3 x 3 mm.) scagliettine, evidentemente per assaggi: noi ne assaggiamo un paio.

L’ometto mi si rivolge: “E voi, perché avete preso il formaggio? L’avete chiesto a qualcuno?”.

Ah ah! Penso, e sorrido. “Ma è lì per assaggiarlo, vero? Non è che dovevamo chiedere, no? Sta scherzando” e girandomi verso la vecchietta ammicco: “Sta scherzando, vero?”.

La vecchietta dice che è la prima volta che viene in quel negozio. Il tipo continua.

“Dovevate chiedere, perché sono io che decido chi può prendere il formaggio”.

Come scherzo mi pare avere oltrepassato i tempi tecnici, ma sto al gioco e ridacchio “Va bene, allora me lo dica lei chi può prendere il formaggio”.

È tutto rosso. Gli occhi vitrei. “Io decido chi può prendere il formaggio, perché non è mica lì per tutti, il formaggio”.

Capisco allora che fa sul serio, che è un totale idiota, ma gli offro, sempre sorridendo bonario, una via d’uscita: “Valà, dai, facci due panini”.

“Per favore! Dovete chiedere per favore, altrimenti andate dove volete!” risponde paonazzo con eloquente gesto della mano.

Mentre ci giriamo per fuggire dal negozio emetto a voce abbastanza alta da essere udito “Vaffanculo, imbecille”.

Altro market.

“Vorremmo due panini, uno al prosciutto e l’altro al formaggio, locale”.

“No, quello al formaggio lo faccio con l’Edam perché è l’unico che affetto per i panini. Quello locale lo taglio per venderlo”.

“Ok, allora uno al prosciutto e uno con la slinzega”.

“No, c’ho la bresaola, di spalla. Il formaggio non lo taglio perché a macchina non si può fare, e poi si rovina la forma”.

Trasecolo. Il negoziante avrà settant’anni e per tutta una vita ha propinato alla clientela panini all’edamer, rifiutando categoricamente quelli col Casera.

“Guardi, provi a tagliare un paio di fettine sottili, circa mezzo centimetro, poi le mette nel panino”.

Avvicina tremante il coltello alla forma, pare debba eseguire un intervento a cuore aperto. A questo punto decido di prenderlo anche per il culo.

“So che ce la può fare. Ho cieca fiducia in Lei”.

Affetta. Sbuccia. Gli dico di dividerla a metà.

“No, la taglio in quattro parti”, osa temerariamente, gli brillano gli occhi.

Ci porge i panini: “Però quello con la bresaola era meglio. La prossima volta mi chiedi quello con la bresaola, eh?”. Perentorio.

Scappiamo via dal paese.

Sul versante bresciano, la toponomastica la dice lunga sul livello di evoluzione di un popolo: Ceto, Nadro, Paspardo (es.: Paris ≠ Nadro).

Vediamo un gruppo di abitanti.

Sono seduti in circolo e praticano un antico passatempo: sbattere all’infinito due pietre una contro l’altra.

Chiedo indicazioni. Ci inseguono a lungo brandendo bastoni, gridando improperi inintelligibili nel loro idioma asmatico e gutturale.

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9 commenti su “L’Aprica è un posto di merda.

  1. luigi bastonliegi ha detto:

    Sono solo sinceri. Loro dicono quello che pensano, perché sono schietti montanari la cui unica via di comunicazione col mondo è stata asfaltata di recente. Gli altri, quelli di pianura, di collina e di montagna carrozzabile, non lo dicono, ma sotto sotto lo pensano. Tutti gli esseri umani si svegliano di notte con l’incubo che un tipo venuto da fuori gli prenda il formaggio. Padroni a casa nostra. Aiutiamoli a casa loro. Ciapen il foormag and s’al picking int’al puliplipù fa ‘l tacchino
    LBL

  2. ruzino ha detto:

    Ben detto. Volevo aggiungere, circa l’ometto, che forse era il degno rampollo di una secolare tradizione di matrimoni tra consanguinei, lassù, nello splendido isolamento alpestre.

  3. luigi bastonliegi ha detto:

    Uno di quelli che quando è il compleanno della mamma, della sorella e della fidanzata comprano un solo regalo
    LBL

  4. mildareveno ha detto:

    Insomma, solo nel film “Un tranquillo weekend di paura” i tipi del posto sono più sgarbati di quelli che hai incontrato più 🙂

    Ma immagino ci siano anche più persone simpatiche.

    Comunque i tipi che hai incontrato sono intriganti. In particolare sarei curioso di sapere in basi a quali criteri il guardiano del formaggio decide chi lo può assaggiare e chi no.

  5. mildareveno ha detto:

    ERRATA CORRIGE: sono più sgarbati di quelli che hai incontrato tu

  6. mildareveno ha detto:

    ERRATA CORRIGE 2:

    anche persone più simpatiche

    in base a quali criteri

    • ruzino ha detto:

      Caro Mildareveno,
      sono un aff.mo frequentatore dei luoghi e mai mi era capitata una cosa simile.
      Nè peraltro avevo mai avuto occasione di rapportarmi con gli abitanti di quel paese: il 100% dei quali, secondo il minimo campione in esame, risulterebbe avere qualche problema di carattere. Non sono neppure arrivato al punto di carpire al guardiano dei formaggi i suoi criteri di scelta, dato che ci ha praticamente cacciato via. La prossima volta i panini li comperiamo a Tirano. 🙂

  7. Arturo ha detto:

    Lugubre Valcamonica, sorridente valtellina??? Ma in quale film??????????
    Ti faccio presente comunque che la fogna di Aprica si trova in valtellina!!!

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