9 marzo: festa della fregna.

Tra lavoro e preoccupazioni varie non ho molto tempo di scrivere, ci sono post in cantiere che languono e ha smesso di nevicare.

Però mi sento ancora appiccicaticcio dagli articoli caramellosi che ieri imbrattavano un po’ tutti i quotidiani, e la condizione delle povere donne qui e là, ancora nel 2012 trattate come oggetti, la violenza sulle donne deve cessare, non occupiamo le posizioni lavorative che ci spettano e via con il solito chiagne e fotti, che noia, che uggia, vorrei qualcosa di nuovo.

Diciamoci perciò una grossa, scomoda, polemica e politicamente scorrettissima verità: la figa è, da sempre, il principale strumento di lavoro femminile.

E, negli ultimi vent’anni, strumento di lavoro positivamente affermato e addirittura istituzionalizzato: branchi di troie hanno occupato, non solo per lo sfruttamento della controparte maschile ma con il consenso, il plauso e il profitto della categoria muliebre, posizioni chiave ai massimi livelli del potere; l’essere troie è ampiamente legittimato – che c’è di male? – e nessuno più si stupisce, tantomeno le donne stesse, se la passera viene proficuamente utilizzata per realizzare le proprie aspirazioni, potendosi dire così finalmente raggiunto il traguardo di una tanto sospirata parità sessuale.

Al contempo è visibile a tutti il drammatico decadimento di competenze e professionalità femminili: è molto più comodo e facile darla via anziché sbattersi a studiare o farsi il culo, anch’esso peraltro massicciamente usato non per scopi suoi propri.

Però il chiagnefottismo paga: c’è la scrittrice che vince il premio letterario pinco pallo compitando paginette degne di un temino di terza elementare, se va bene, o l’attrice acclamata che potrebbe egregiamente ricoprire il ruolo di protagonista in una azione di bukkake.

E per una che si impegna veramente ce n’è uno stuolo che avanza inesorabile ottenendo lavoro, benefici o protezioni maschili grazie alla propria passerina, concessa, sospesa o semplicemente fatta annusare.

Le sbarbe, poi, hanno capito benissimo la lezione e fra le più giovani l’equo scambio tra una pompa e una ricarica del telefonino, una sveltina e un ingresso in discoteca è prassi tranquillamente vigente, socialmente consolidata; la figa come mezzo di controllo e gestione di allupati, testosteronizzati maschietti.

Ok, si potrebbe rivendicare, con sano antico fallocentrico orgoglio, il primato del cazzo: salvo poi squinternarsi di seghe.

Vero, gli atti di violenza sulle donne sono su tutte le pagine dei quotidiani e sono riprovevoli, certo ingiustificabili a prescindere: sarebbe però anche il caso di indagare sui motivi scatenanti, insiti nelle pieghe del rapporto e che non fanno notizia, sui perché i miei colleghi maschi, a un certo punto, si comportino come bufali ottusi e impazziti in un negozio di cristalleria: sulla crescente inadeguatezza maschile a rispondere, forse, a mine di profondità tanto silenziosamente quanto efficacemente temporizzate a esplodere nella coscienza di un uomo al quale si chiede, comunque e sempre e nonostante tutto, di esercitare il difficile mestiere di essere uomo, di pazientare, di essere forte.

E così, dopo la festa della donna dell’8 marzo, le bande di donne scatenate a consumare il trito rito dello spogliarello maschile, gli articoloni melensi sulla triste realtà femminile, arriveremo prima o poi al rovesciamento totale dei costumi, alla festa dell’uccello, e cammini per strada con lo sperma in circolo dopo mesi che te la danno/non te la danno a prezzo di paletti, precondizioni e fil rouge da superare, vedi una che ti tira, la ingroppi e tutti vissero felici e contenti.

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5 commenti su “9 marzo: festa della fregna.

  1. ilmondodigalatea ha detto:

    Non so, ma a leggere te e Ghino mi vien sempre da pensare che pure voi frequentate delle donne piuttosto strane. 🙂 Quelle normali sono un po’ diverse, per fortuna.

  2. luigi bastonliegi ha detto:

    del resto, ogni donna è seduta sul proprio culo. quando è seduta. se no sta in piedi. ma non esistono più posti in piedi.
    LBL

  3. ruzino ha detto:

    @ Galatea: in effetti ho voluto andare un po’ sopra le righe. scusa a te e a quelle normali. ma quelle normali dove sono? mi sa che stiano diventando l’eccezione.

    @ Luigi Bastonliegi: dicevano “sulla propria fortuna”, motto ripreso da Ostellino, se non sbaglio, in un articolo più cattivo del mio che suscitò scalpore (e che Galatea commentò). la vita è come un tram?

    ciao,
    ruzino

  4. ruzino ha detto:

    dai, questa è cattiva!
    penso, però, che ciascuno (uomo o donna) trovi un altro idoneo a rovinarlo.
    perchè non ci si fa mica rovinare da tutti, neh?

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