Preistoria televisiva.

La domanda che si pongono miliardi di italiani, di questi tempi, è: come può ancora, nel 2012, la Rai mettere in palinsesto il Festival di Sanremo? E chi lo guarda?

Al banco a prendere il caffè eravamo in quattro e nessuno avrebbe mai e poi mai visto un minuto di festival; totale share = 0% e, anche se il campione in esame non è indicativo, gli altri quattordici milioni probabilmente frequentano altri bar oppure il dato è falso.

Tra gli artisti citati dai giornali i Matia Bazar, Eugenio Finardi, Gigi d’Alessio, Loredana Bertè; sorprendono le assenze di Bobby Solo e Little Tony: dove sono i gruppi, i cantanti e cantautori italiani di adesso, come quarant’anni fa potevano rappresentare il nuovo un Dalla, una Mia Martini?

E oltre al festival di Sanremo, a rendere degnamente l’immagine di una tivù fossile c’era anche Ballarò che, morto Berlusconi, è un programma palloso e senza senso, ora per davvero curiosamente virato verso  un linguaggio e rivendicazioni di quella sinistra anni ’70 che faceva venire tanta, tanta voglia di votare persino DC.

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2 commenti su “Preistoria televisiva.

  1. ilmondodigalatea ha detto:

    Ma no, è stato un festival modernissimo, pieno di nuove proposte. Han vinto Nilla Pizzi, se nom sbaglio, vero?

  2. ruzino ha detto:

    Anche tu tifavi per lei, cara, nevvero?
    Ciao
    Ruz.

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