Rapsodia in mi manchi maggiore.

Lui la ama, è incontrovertibile.

Lei diceva, dicevano, che era il Grande Amore.

Lei è l’olio che nutre il suo lume vitale, la radice che lo trattiene alla terra.

È la ragione per cui si alza al mattino e l’ultima coscienza prima del sonno.

Se il mondo fosse una ruota di bicicletta, lei sarebbe il cuscinetto a sfere.

Però se il mondo fosse una spiaggia, lui, per lei, sarebbe un aquilone o un palloncino rosso e blu. Senza filo.

Finchè, sfinita dalla sua assenza, lo ha lasciato. E prontamente rimpiazzato: con Pinco: uomo valente, intelligente, colto; democratico, serio, raffinato; affidabile, aitante, altolocato; pratico, presente, pronto all’uso: progetta di covare il suo gamete.

Lei dice che non amava che lui ma che lui non è stato abbastanza responsabile di lei.

Si vedono. Si baciano per sempre e per mai più, teneramente, amaramente.

Poi lei vola via.

Lui sperimenta il buon vecchio assortito, variegato, lacerante e perpetuo dolore dell’amore schiantato, dell’inesauribile dilagare del senso di colpa. Paga l’inestinguibile anatocismo del suo debito di coscienza.

Va con la testa fasciata, il groppo in gola, lo stomaco di pietra. Voglia di vomitare. Sigarette, vino benedetto e misericordioso.

Le mostra le sue ferite sanguinanti. Si trascina, striscia al cospetto di lei per un cenno, uno scritto, una parola. Ma quale riscatto, quale resurrezione? È tutto sale sulle piaghe: è tutto ciò che gli rimane.

Lei si preoccupa educatamente: tutto bene al lavoro? Lui risponde educato.

In realtà le avrebbe scritto:
“E tu, hai avuto un buon rientro? E hai ricevuto una buona razione di uccello? Mi spiace, ma è l’unica cosa a cui riesco a pensare. Che tu fai l’amore con un altro che dorme nel tuo letto, che gode della tua presenza e del tuo ritorno a casa, con il quale fai dei viaggi. Con il quale evidentemente stai bene. D’altronde, tu mi hai lasciato e, dopo circa un mese, ti sei innamorata. Brava, previdente. Alla faccia del “grande amore”. I grandi amori finiscono col ferro e col fuoco. Sicchè ti cancellerò da me. Ti sopprimerò interiormente, pietosamente. Non esisterai più. Non ti parlerò più, non ti risponderò più, cestinerò i tuoi messaggi senza leggerli. Schiattiate, porchiddio, di scagazzo col fischio. È agro, ingeneroso e cinico. Ma necessario.”

Un omicidio rituale, virtuale che non può compiere. Annullando la sofferenza la perderebbe definitivamente.

Il suo viso, le labbra increspate, la sua testolina acuta e caparbia; i piccoli nei; le mani, le dita, le unghie; il suo profumo, il suo odore; lo stare abbracciati e sospesi, invulnerabili: e tutto ciò di cui non si può parlare.

Potrebbe affermare sé stesso e le proprie ragioni: salvifico: ma si è spinto troppo al largo dal consorzio umano: le tasche sono vuote da sogni e da fede, la fierezza dimenticata in una soffitta di altri, è un guitto di paese.

Oppure negare sé stesso.

Lo farà? Oh, lo farà.

Senza tanto clamore, quietamente, con calma, metodo, concentrazione.

Ha fatto sapere che riposerà in casa. Ha pagato le bollette, annotato i pensieri su un quaderno grigio. Fischietta, uno sguardo al piano. Ha riordinato i vestiti e appaiato le scarpe, ha una medusa nel cervello, ha spremuto tutte le lacrime, ha appeso una cintola a un gancio e alzato i talloni da terra e ficcato il collo nell’ansa e

[nota. è una variazione sul tema “fine dell’amore” con tutto quel che ne consegue. non c’è happy end. ho rispettato il naturale declino degli eventi fino al logico epilogo. ma forse è più efficace e vero così. il male dell’abbandono è unisex per uomini e donne. però c’è una differenza sostanziale, ed è nel metodo di chi tronca il rapporto. una donna calcola, pianifica, si organizza una vita parallela. poi casca in piedi. tu cadi nel vuoto. non a caso, le grandi poesie e canzoni d’amore parlano tutte dello strazio per l'amor perduto o non corrisposto. e sono tutte scritte da uomini.

comunque, per la miglior resa del pezzo, suggerirei come colonna sonora: la struggente “Every time we say goodbye”, Chet Baker; la insana “Careful with that axe, Eugene”, Pink Floyd; “Threshold”, Dead Can Dance, con quel delizioso sentore di morte.]

 

E c’è anche il sub post.


 

Cambiare vita (self-made-man)


Fu nella stanchezza indolente di un pomeriggio estivo che maturai la definitiva decisione di cambiare vita, alla quale non erano del tutto estranee le ultime sedici telefonate cui lei aveva risposto con dei “vaffanculo” che avevo cercato invano di interpretare in mio favore. Afferrato dunque il martello, dopo alcuni incerti pesticciamenti sulle unghie dei piedi riacquistai pronta fiducia nei miei mezzi ed incalzai vigorosamente sgretolando metatarsi e poi su, più su fino alla completa demolizione delle epifisi tibiali e dei delicati legamenti del ginocchio, al faticoso squartamento delle cosce. Riposavo comodamente appoggiato sul bacino quando entrò la mamma. Mi rimbrottò acerbamente dicendo che ero il solito disordinato e iniziò a riporre nei cassetti le fibre muscolari, i tendini ed i frammenti ossei borbottando che nessuno in casa aveva più rispetto per lei che lavorava tanto. Appena uscì, le immagini di un sexy phone alla tele giunsero propizie ad evocare l’ultima pippa di consolazione, ma nel mentre apparve la televendita di un affettatutto ed il mio desiderio si spense sulle guarnizioni dei vol-au-vent. Pensai a quel mio amico che si eccitava con le signorine buonasera durante gli annunci della RAI, un caso patologico: soffriva anche di malesseri da fuso orario andando in bicicletta da un isolato all’altro. Sciolsi tronco e braccia nella vasca piena di idraulico liquido, anitra wc e cappelletti, cotti al dente nel succo della mia personalità; poi rotolai nel microonde-grill per eliminare le fibre superflue dal teschio. Fuori, il mondo continuava la sua corsa impazzita verso l’autodistruzione. Io adesso lavoro come modello per le foto degli avvisi dell’enel, ho una love story con una boccia da bowling e sono tanto, tanto felice.
 

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6 commenti su “Rapsodia in mi manchi maggiore.

  1. farfallina11 ha detto:

    Hai reso l'idea di quello che si prova, straordinariamente!
    Un bacio.
    Camilla

  2. ruzino ha detto:

    Grazie, Camy.

    Ruzino

  3. galatea72 ha detto:

    Sì, be', vale così per tutti. Di solito quello che fa più male è accorgersi che tu eri il suo grande amore. Quello che aveva giurato era per la vita. E per rimpiazzarti e cominciare un'altra vita ci mette due giorni, anzi, alle volte poche ore. 😦

  4. ruzino ha detto:

    Lo chiamano sano pragmatismo.
    Ciao, cara.

  5. anonimo ha detto:

    verosimilmente dovrei farmi un bel sacchetto di cazzi miei, tuttavia non posso non commentare che non è detto che sia una disgrazia, che anzi forse è un caso positivo, e che tanto per fare un esempio a me un amoremioinfinito costò parecchi soldini, che a occhio e croce mi sa tu hai, invece,risparmiato ; e mo' so' cazzi dell'uomo del fare altolocato, di cui m'aspetto i lai al primo assegno utile.  
    Un abbraccio,pataca, e la prossima volta fila a vedere i righeira, che ti fan bene.
    😀
    Stai bene.
    Ghino La Ganga

  6. ruzino ha detto:

    Caro Ghino, scusa ma ti debbo correggere.
    Premesso che l'esperienza personale costituisce sempre una fonte per dire altro, rispetto alla quale si astrae (qui una parabola sulla morte dell'amore, nel post successivo una descrizione grottesca di coloro che le cose "le fanno" e non le subiscono, l'idea del contemperare scelte pronte e talora precipitose – vedi TAV – con riflessioni profonde e talora bloccanti), sarebbe profondamente ingiusto riferire ciò di cui parli alla mia esperienza concreta: in assoluto diversa, e migliore: per questo moralmente assai luttuosa.

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