Gnam.

Devo cambiare per un attimo discorso, perché il solo pensare alle imprese del Berlusca mannaro e a tutta la girandola di cazzate che i suoi pari sputano per metterci una toppa mi provoca orticaria, beri beri, sindrome di Korsakoff e altre somatizzazioni.

Però si tratta di qualcosa che comunque discende dallo spirito del ventennio berlusconiano (n.d.r.: piccole escrescenze rossastre spuntano sulle dita dei piedi e delle mani), fatto di incitazione al consumismo e al raggiungimento di pseudoobbiettivi di realizzazione personale e sociale (la macchinina fighina, il viaggetto esotichino, il lavorino patinato), a sua volta figlio – mi verrebbe da dire – di quell’edonismo reaganiano che – Roberto D’Agostino dixit – imperversò negli anni ’80.

Non so se avete notato: la saturazione dei programmi televisivi, dei giornali e delle riviste con articoli di argomento enogastronomico.

Vediamo e ascoltiamo chef professionisti o amatori all’opera; enologi e sommelier che consigliano abbinamenti; allevatori, pescatori, casari, agricoltori biologici e non, cacciatori, nutrizionisti, dietologi; e leggiamo recensioni di ristoranti stellati o ignote trattorie.

Insomma, chiunque è messo nella condizione di scegliere la migliore materia prima, preparare piatti succulenti, abboffarsi di cibi e vini con cognizione di causa; il tutto, in stridente contrasto sia con la cinghia sempre più stretta del cittadino medio, sia con il drammatico depauperamento delle risorse naturali.

Ma dove cazzo lo producono tutto ‘sto biologico in Italia se ogni anno viene meno un pezzo di terra grande come l’Alto Adige?

Per tacere della diminuzione delle scorte di grano (mica di papaya!), dell’inquinamento delle acque, delle morìe di pesci e uccelli, delle carestie africane, della fame e della sete in paesi remoti o vicini e del conseguente esodo verso luoghi più prosperi.

Quando ero piccolo, nei trasognati anni ’70, si parlava spesso e volentieri di ecologia, della Terra malata, di animalini in pericolo; c’erano libri e documentari; avevo persino un gioco che si chiamava “Ecologia”, con provette e alambicchi per misurare l’inquinamento dell’acqua e dell’aria; ed eravamo iscritti al WWF e all’Ente Protezione Animali, e impedivamo ai bambini cattivi di seviziare le lucertole.

Quando ero piccolo ci insegnavano ad amare la natura.

Adesso, ci spiegano come cucinarla.
 

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5 commenti su “Gnam.

  1. anonimo ha detto:

    E' vero, non si fa che parlare di cibo.

  2. anonimo ha detto:

    a me è venuta fame….adesso mi vado a cucinare un cricetino…

    Il Tromba

  3. ruzino ha detto:

    @ Il Tromba:
    §#***ç*§###!!!!! Scherza coi fanti e lascia stare i criceti! Però il paradosso è esemplificativo delle stronzate che si vedono e si leggono.

    @ Bitta:
    Cogli perfettamente l'attimo.
    Credo, e mi pare di ricordare dai miei studi liceali, che in ogni periodo storico di decadimento/decadenza si verifichi a) il blocco della innovazione sostanziale delle arti, avvitate in leziosità formali; b) la propalazione, allo stato attuale non più direttamente dall'imperatore ma tramite i media, di godimenti compensativi del disagio, circenses, quali ad esempio la macchinetta nuova (che costa e brucia petrolio, ma non lo si dice), il lavoretto facile e redditizio (trascurando meriti, fatica e i problemi di chi il culo se lo fa e non lo vende), e per l'appunto cibi e vini prelibati (Trimalcione docet, ma adesso la natura non può offrire fagiani ripieni e filetti di tonno a tutti).

    Ciao a tutti
    Ruzino

  4. galatea72 ha detto:

    Secondo me le riproducono con il reduplicatore molecolare di Star Trek.

  5. ruzino ha detto:

    @ Galatea:
    Ciò mi ricorda una storia di pani e di pesci … uhm … vediamo …

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