Scarcerazioni a Roma: 274, 275 c.p.p.

Ho assistito iersera su Ballarò ad un confronto tra Angelino Alfano, Ministro di Grazia e Giustizia (mi piace continuare a chiamarlo così), e Luca Palamara, presidente della Associazione Nazionale Magistrati, in ordine alla scarcerazione dei facinorosi arrestati nel corso delle manifestazioni di Roma.

Palamara diceva cose giuste: ma ha il difetto di essere brutto, antipatico e soprattutto di non saper parlare.

Sicchè si è incartato, con dovizia di “evidentemente”, in un ragionamento ellittico incomprensibile ai più, secondo il quale i manifestanti in quanto cittadini hanno gli stessi diritti delle forze dell’ordine (alle quali andava tutta la sua solidarietà), diritti che il GIP aveva applicato pur non imponendo una misura cautelare (il che non significa che il processo non vada avanti fino a una eventuale sentenza di condanna).

Dinanzi a questa incapacità di esprimersi, Angiulì ha avuto buon gioco nel fiocinare il Palamara dapprima portando sé stesso ad esempio (… quando andavo all’Università non avevo tempo e soldi per manifestare ma dovevo rimanere a casa a studiare …), poi, con teatrato occhione alla Schillaci rivolto in telecamera, accusando lui e tutti i giudici di fare politica poiché contrari all’operato del governo, stigmatizzando la parziarietà del Palamara che il giorno seguente avrebbe indossato la toga giudicando con analogo distorto metro ignari cittadini, e dunque ribadendo la legittimità della sua decisione di inviare ispettori a Roma al fine di difendere le forze dell’ordine e gli abitanti poiché non adeguatamente protetti dalla magistratura: un discorsino, anche per toni e modi, sottilmente intimidatorio che ha zittito il Palamara.

A ispezionare che cosa, Ministro?

Tu, se fai l’avvocato, devi sapere bene che il Giudice per le Indagini Preliminari, dovendo valutare se applicare una misura cautelare personale (cioè una cosa che impedisca all’arrestato di nuocere prima del processo), è vincolato dalle esigenze dell’art. 274 c.p.p.: che sono il concreto pericolo di inquinamento delle prove, il concreto pericolo che l’imputato si dia alla fuga e il concreto pericolo di reiterazione del reato.

Devi anche sapere bene che la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata, ai sensi dell’art. 275 comma 3 c.p.p., e che comunque non può essere disposta, ai sensi dell’art. 275 comma 2 bis c.p.p., quando si prevede che con la sentenza definitiva del processo possa essere concessa la sospensione condizionale della pena.

Dunque, tu devi anche sapere, e senza mandare ispettori a destra e a manca solo per screditare la magistratura e darti lustro di fronte agli ignoranti che ti votano, che se il GIP di Roma non ha (io credo, obtorto collo) imposto la custodia in carcere ai ragazzotti che facevano casino è probabilmente perché dai loro comportamenti, per quanto inquietanti, inseriti nella griglia interpretativa obbligata dell’art. 274 c.p.p. non emerge un concreto pericolo di inquinamento delle prove, di fuga o di recidiva; oppure perché, se condannati alla fine del processo per i reati loro contestati, per quanto gravi, si presume che la pena (e il calcolo della pena è matematico) comporterà comunque la concessione della sospensione condizionale.

Allora, se tu queste cose non le sai, non sei un buon avvocato e io non mi farei mai difendere da te.

Oppure sei in malafede: ma questo è un altro discorso.

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2 commenti su “Scarcerazioni a Roma: 274, 275 c.p.p.

  1. galatea72 ha detto:

    Ot per augurarti Buone Feste. 🙂

  2. anonimo ha detto:

    e buon compleanno.
    c.

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