Totogoverno.

Inutile dire che, con questi chiari di luna, siano abbastanza ipotizzabili – se non addirittura auspicabili – la caduta del governo, lo scioglimento delle camere, la chiamata della cittadinanza al voto anticipato.
Vi è grande fermento, quotidianemente riportato, commentato e interpretato dalla stampa, intorno ai futuri scenari della politica: mi sento in dovere di apportare il mio piccolo contributo formulando delle previsioni.
Intanto, va detto che è già in cantiere la riforma elettorale.
E dopo il “Tatarellum”, in “Mattarellum” ed il “Porcellum” (largamente condiviso dalle opposte fazioni in campo nella speranza l’una di fottere l’altra, e al tempo stesso tutta la popolazione, salvo poi essere aspramente criticato dai perdenti), nel solco della migliore tradizione parlamentare italiana ecco profilarsi il “Gaglioffum”.
Esso, applicato sia alla Camera che al Senato, attribuirà al partito di maggoranza relativa un premio consistente nell’80% dei seggi, e non solo: in nome della più pura trasparenza, i restanti seggi, e gli incarichi pubblici di vertice tutti verranno redistribuiti con criterio proporzionale ai parenti degli eletti fino al quinto grado.
Ma veniamo ora alle ipotesi sulla formazione del prossimo esecutivo.

1) Governo Berlusconi.
Purtroppo è quella più accreditata al botteghino, e se va male non ce lo toglieremo più di torno.
È difatti nelle intenzioni del Berlusca modificare ulteriormente il sistema elettorale in maggioritario secchissimo alla nazista: la scheda presenterà il simbolo di un unico partito, il suo, per una legislatura vita natural durante.
Inoltre, indispettito dalle voci circa la cooptazione del voto degli italiani all’estero che avevano offuscato le passate elezioni, ha comperato lo stato di Antigua e Barbuda (ribattezzate per l’occasione Trinacria 2 e Sardegna 2) comprensivo degli abitanti, divenuti così cittadini italiani votanti a pieno titolo.

2) Governo Ombra.
Candidati:
– “L’ombra che cammina” (L’uomo mascherato – Lee Falk, 1936);
– “L’ombra” (Castelli e Tacconi, 1974);
– qualunque esponente del PD.

3) Governo Bidognetti/Schiavone.
I capi del noto clan casertano hanno deciso di bypassare il tramite dei politicanti di mestiere portando la loro rappresentanza e la loro esperienza direttamente alla guida della macchina amministrativa.
Chilli arrubbano” si è giustificato il popolare Sandokan, mimando con la mano il gesto dello sgraffignare.
Inoltre” gli ha fatto eco Cicciotto ‘e mezzanotte “vogliamo abolire la assurda distinzione tra destra e sinistra, introducendo quella più pratica tra verticale e orizzontale: cioè, chi non è d’accordo con noi”.
Voto di fiducia per alzata di mitra.

4) Triumvirato Calderoli – Cota – Bricolo.
Le menti elaborative della Lega hanno in serbo numerose eclatanti innovazioni.
Il primo ha già pronto il decreto taglialeggi due – la vendetta, che dispone anzitutto l’abrogazione della Costituzione, del Codice Civile, del Codice Penale, di quello amministrativo e di tutte le relative procedure, a favore dell’introduzione del diritto di natura padano, dell’ordalia per il disbrigo del contenzioso (vince chi sopravvive all’attraversamento del Lambro) e del federalismo reale, con escavazione del canale Ancona – Civitavecchia da infestarsi con appositi squali mangiaterùn.
Il secondo pensa di vincolare il rilascio del permesso di soggiorno agli immigrati al superamento di un esame obbligatorio di dialetto, bergamasco (con traduzioni di frasi come “A' chèla aca là che la à a cagà in chèla cà là” – Guarda quella vacca che va a cagare in quella casa), novarese (“Da chi segnò da Diu gha vör fò trii poss indriu” – Da quelli segnati da Dio bisogna allontanarsi tre passi) o bellunese (“Co coron fon fin fun” – quando corriamo facciamo perfino fumo).
Il terzo, molto più semplicemente, vorrebbe che tutti i cittadini maschi si tagliassero le basette e le sopracciglia come lui, modello “L’uomo che cadde sulla Terra” (Nicolas Roeg, David Bowie, 1976).

5) Governo Montezemolo.
Sembra il più affidabile e equilibrato.
Sono però ancora da superare le forti perplessità manifestate dalle parti sociali nel corso della contrattazione sindacale riguardo all’obbligo, per gli operai, di presentarsi al lavoro in Ferrari, tuta e cappellino rosso.
 

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