Personalismi.

Alle setteeunquarto più o meno sveglio la prole, che brontola.
Chiamo in aiuto il cane: salta sul letto, slinguazza la prole sul collo e sulla faccia (brontolio in aumento, risatine).
Cucina, spremuta d’arancio, metto sul il latte, torno dalla prole per ultimatum porgendo felpa e pantofole; giunge mentre inzuppo il terzo biscotto nel latte e orzo, è da finire e a lui fa schifo, e il caffè dopo l’arancia ho scoperto che mi pesa.
Colazia con silenzi e risatine, conversari rarefatti, siamo tipi non da primo mattino.
Andiamo a scuola in bici, chè è vicina, col cagnino che così esce, ottoedieci, ce l’abbiamo fatta.
Poiché devo passare dall’istudio, poi ho audience qui, poi devo andare anche al Tribu di Pankow, torno, poso cagnino e prendo il motorino, che rilascerò più tardi a casa per saltare sulla macchina e filare in autostrada.
Caffè al bar, sigaretta sulla poltrona dell’istudio con leggero giramento di testa.
L’ex praticans/ora collaborat/amico ha fatto un ricorso svogliato, che andava depositato oggi. Lo riscrivo praticamente tutto, con l’occhio all’orologio. Quando si ha fretta si rende meglio, non sempre.
Faccio le fotocopie, assemblo il fascicolo, mi pianto sulla nota di iscrizione: chi cazzo è la controparte? Chiamo il socio e gli dico che lascio il computer aperto con la nota da finire e soldi sul tavolo per il deposito.
Mentre sgaso con il motorozzo nel traffico idiota della Unter den Linden (ciascuno è sempre l’idiota di qualcun altro) realizzo che dovevo chiamare Z; palpo con la sinistra nella tasca della giacca e focalizzo, invece, il cellulino abbandonato sulla scrivania, cazzo, meglio sarebbe essere nudo.
Alle noveetrentacinque sono nel vaudeville del Tribu e mi fiondo nell’aula.
Premesso che, si riporta, eccepisce, contesta e chiede: fioretto mentale. Sgroppo tra cancellerie a portare dei fogli; terzo piano, quarto piano, secondo piano; un salto dagli Offizier. Vedo Numerio Negidio, poi Aulo Agerio, ah sì, si può chiudere, ho sentito con il tipo, ci sentiamo. Tengo a mente.
Ripasso dall'istudio a ripescare il cellulino, donde plurime chiamate di Z; gnorri: prima cerco io la Collega avversa.
Vado a casa e balzo sulla vecchia macchinona. Ronfa di piacere nelle sporadiche messe in moto.
Si passa, prima, da un certo Ufficio per ritiro di certi documenti; nell’attesa parlo con la Collega, poi con Z; e siccome alla fine della fiera sono le undici e un quarto comincia a prudermi il culo, chè so che è tardi.
Dal benzinaro prima dell’autobahn faccio da me, mica tanto per il risparmio ma perché è da quando ero piccolo che mi piaceva; mi chiama un cagacazzo allorquando ficco la pistola nel serbatoio, per futili e imprecisati motivi ma sostanzialmente riconducibili a: non voglio pagare, e intanto non voglio pagare te.
Soprassiedo all’istinto di mandarlo affanculo, tanto con questi sistemi ci va da solo.
L’autobahn si srotola, Herbie Hancock in sottofondo; ho messo il biglietto al solito posto, il sole riscalda l’abitacolo, cavo la giacca.
Ore dodici, al Tribu di Pankow l’atmosfera è più distesa; qui si lavora meno e meglio.
La Cancelliera è tosta e fa per tre, mi riceve la roba che ho da darle e mi fa vedere il faldone.
Poi vado da un’altra, e in un’altra sezione, vedo gente, anche meglio di no, specie quando una è una testadicazzo che c’hai contro in un'altra storia e ti tiene occupata la fotocopiatrice apposta esaminando i suoi scartafacci come se fossero la stele di Rosetta, faccio le mie copie, all’una e spicci sono fuori.
Paninetto al prosciutto prima dell’autobahn, meritato prosecco, caffè, rientro con Lou Reed perché poco sentito, alle due e rotti sono a casa.
Ieri un tipo mi ha portato una cassa di pesce invece di pagarmi, lo so, apprezzo il gesto, ma alle dieci di sera ero a casa dei miei a cercare di spartire dieci chili di pesciolini morti, innocenti e freschissimi, in sacchetti da distribuire tra il parentado.
Apro il frigo di casa e mi coglie un lezzo di pesce orrido: che cazzo! Frugo: in una sportina c’è una sorta di pesciazzo mutante surgelato fetente: sicuramente comperato da Thanatos (Die Tot), in barba allo stinco di maiale che giace da due giorni in attesa della mano del cuoco e soprattutto dei miei pescini, se proprio voleva omega tre.
Bevo sorsate di acqua. Stramazzo sul divano a pancia sotto. Alle treeventi ingurgito un pezzo di pecorino e due fette di salsiccia e, a denti lavati, vado a prendere la prole a scuola, a squola, a skuola, ovviamente in bici, con cagnino al seguito.
Brava prole: anche se lo cazzio per la guida; meglio cazziato oggi che stirato domani: il traffico se lo conosci non ti uccide. O comunque fa più fatica.
Porto prole dai miei, raccomandandomi a loro di non cagargli troppo il cazzo. Saluti e bacini.
Caffè. In istudio viene Tizio, viene Caio, viene Mevio; oltre all’ordinario, cioè telefonate, scribacchiamenti di robe varie, relativa spremitura di meningi; totale, due palle così e zero lire.
Con il collaborat (che zelante ha depositato quanto sopra) ci facciamo un giro su Youtube dove sfoggio la mia conoscenza di vecchiumi, la musica che ascoltavo da sbarbo, quando lui ancora non c’era. Facile. Come se chiedessi ai miei di parlarmi di Bill Haley.
E un giro a combattere qualche banda su Mafia Wars, l’unica funzione da me accolta di fèisbuk.
Noveerotti: passo dal bar buono, con buona lista di vini. Prosecco. Prosecco. Non si può solo soffrire.
A casa mi investe una folata di odor pescioso fracico: Thanatos ha prodotto del suo: ricuso: devolvo in parte al cagnino, in parte rimetto a decomporre in frigo: riesumo dei carciofi che abbino all’ultima bottiglia di cabernet sauvignon imbottigliato da me: è caldo e ha stoffa, un miracolo da neanche due euri al litro di un vignaiuolo locale.
Metto su lo stinco, ad experimentum nel römertopf fregato a casa dei nonni. Nutro Picolìn. Buonanotte prole, bacio.
Alla tele passano fregnacce varie; mi accendo sigarette oramai a scopo doping, e decido di ripassare l’audience di domani: bravo, ho fatto bene, mentre non lo badavo il mio calderone mentale ha sobbollito idee nuove e utili, annoto con la grafia migliore che posso perché so che quando rileggerò non avrò lo stesso mood cerebrale di adesso e potrei non capire.
Spengo lo stinco.
All’una meno un quarto vado a letto, accompagnato dalla nebulosa convulsa dei miei pensieri.

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7 commenti su “Personalismi.

  1. galatea72 ha detto:

    Urca, che giornatina!:-)

  2. anonimo ha detto:

    Ciò spiega i tempi lunghi di gestazione e gli orari strani dei post …Però st'altra volta vado a fare la guardia forestale, nella baracca appollaiata su qualche picco disabitato (cfr. "Barnabo delle montagne", il film).Ciao cara.

  3. anonimo ha detto:

    Neanche la Madonna di Fatima potrebbe rendere miracoloso un vino da due euro al litro, xdi+ se bevuto su carciofi. Tutto molto amaro.

  4. anonimo ha detto:

    @ Anonimo:bravo sull'accostamento.però il vino è in sè buono (il prezzo si riferisce al vino sfuso, dell'annata scorsa; si consideri che una bottiglia di discreto cabernet sauvignon è reperibile, in enoteca, a partire da dieci euro circa).Ruzino

  5. anonimo ha detto:

    Per rilassarti, vieni al mare!                                                                   Ciao                                                                                 Valerio                 

  6. anonimo ha detto:

    Brava, sono una donna. Fermati ad osservare con calma tuo figlio che cresce. La velocità e’ una via di fuga vittoriosa, ma quando ti volti ad osservare il vantaggio che hai guadagnato sulla vita ti accorgi che e’ davvero troppo ed intorno hai solo vuoto.

  7. anonimo ha detto:

    @ Valerio:non mancherò!!!@ Anonima:non è sempre così e non ci tengo che lo sia.Ciao, grazie dei commenti.

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