Fantacollage.

Mesi fa, venerdì 25 settembre 2009 su Libero, pag. 13, un articolo a firma Luigi Santambrogio intitolato "L’ultima degli ambientalisti – La terra è in riserva. Gli spacciatori di bufale no" equiparava la profezia sulla fine del mondo allo scadere dell’anno 999 alla constatazione scientifica che il mondo consumi le risorse annualmente disponibili assai prima del termine dell’anno solare (nel 2009, al 25 settembre) per desumere, dal mancato avveramentro della prima, la fallacia della seconda.

Estrapolo correttamente, rispettando il filo logico:

"Qualcuno ci aveva avvertito già milledieci anni fa: il mondo si sarebbe esaurito, esploso e affondato nell’universo tra sconquassi, fiammate, lapilli e pinzellacchere. Non se ne fece nulla e passata la mezzanotte dell’anno Mille, il pianeta la scampò con i soliti sbadigli. […] La fine del mondo è già iniziata … oggi, venerdì 25 settembre, signori e dames, cade infatti l’Earth Overshout Day, il momento dell’anno in cui la specie umana ha esaurito le risorse a disposizione e comincia a intaccare le riserve, la provvista che dovrebbe essere lasciata alle prossime generazioni. […] Il botto finale è da film dell’orrore: nel 2050, se il popolo pirla non si dà una regolata e non si deciderà a consumare verdurine fresche e involtini di soia, per mantenere l’impronta in pareggio avremo bisogno di un altro pianeta gemello da cannibalizzare … prendetela dunque comica: qui di scientifico c’è solo la pianificazione di una bugia grande come un ghiacciaio. Infatti, secondo questi scienziati yankee, siamo in troppi sulla Terra, consumiamo risorse e in cambio produciamo sempre maggiore inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. Vero? Mica tanto: i fatti e la storia dicono il contrario. Mai il genere umano è vissuto così a lungo e meglio di oggi. Proprio nel XX secolo la popolazione mondiale è aumentata di quattro volte, mentre il prodotto lordo è aumentato di diciassette … e i nuovi dati affermano che il mondo non morirà né di sete, né di fame, né di freddo. Se qualcuno avesse dei dubbi, dovrebbe leggersi il bel libro di Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli ‘I padroni del pianeta’ (Piemme edizioni). […] la difesa della natura potrebbe preludere a una deriva totalitaria e antiumana. Tanto è vero che di fronte alle resistenze di tanti Paesi si invoca un ‘governo globale dell’ambiente’ che imponga provvedimenti forzati a livello planetario … tale tendenza, che aveva in Al Gore il suo profeta cialtrone, è ora rafforzata dall’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. A qualcuno, nei piani alti del mondo, non piace l’uomo. Insomma, sotto le bufale di questa ideologia verde cresce un futuro davvero nero. E non per colpa dello smog".

Il Santambrogio rivela, con nostra somma sorpresa, quanto imprecise e imperfette fossero le teorie ecologiche in voga nell’alto medioevo: alla faccia di tutti quelli che pensavano che l’esplosione del mondo allo scadere dell’anno 999 fosse stata calcolata con un Deep Blue dell’epoca.

Inoltre non ci tedia esponendo minuziosamente i fondamenti tecnici delle sue tesi, forse elaborati da un pool di esperti tra i quali Pier Lambicchi, il Dottor K ("aiudooo … aiudademiii!…") e il Professor Enigm, né rivelando i "nuovi dati" dei quali sarebbe in possesso, ma non ne ha bisogno: a quanto pare egli sa innatamente che la Terra se la caverà sempre, a dispetto della contraria volontà di scienziati ed ambientalisti: d’altra parte, si avvale del criterio in assoluto più moderno e raffinato di valutazione dell’impatto ambientale: il PIL.

Circa il riferimento al “bel libro” di Gaspari e Cascioli, ho svolto una sommaria indagine che mi ha portato a http://www.cespas.org/comitato-centro-studi.php e http://www.climalteranti.it/premio-a-qualcuno-piace-caldo/premio-a-qualcuno-piace-caldo-2008.

Tornando al Santambrogio-logos, oltre all’elegante accostamento "futuro nero" – "Barack Obama" (al quale evidentemente non piace l’uomo) spiccavano le tecniche retoriche del Santambrogio, che supera di slancio ogni impasse argomentativo: in particolare, il desueto procedere sillogistico.

Meglio non faticare attraverso premessa maior, premessa minor e conclusio quando è molto più efficace e comprensibile l’equazione: ambientalista = pazzo antiumano, popolo pirla = popolo assennato.

Un tempo che fu – grosso modo fino a venti e spicci anni fa – il popolo poteva forse dirsi ancora abbastanza savio grazie ai lacerti ultimi di una secolare cultura contadina, quella del banale buon senso per cui "sotto la neve pane, sotto la pioggia fame".

Ma se un suo progressivo impirlimento può darsi non vi reputo estranea, anzi causalmente ricollegabile, la reiterazione da più voci di farneticanti proclami Santambrogio-style in tema di ambiente ed ecologia implicanti un sostanziale stravolgimento della realtà e incentivanti uno scollamento del rapporto dell’uomo con la natura: fino a trasformare – in una sorta di cenerentolizzazione à rebours – scarpe grosse e cervello fino in scarpe di paciotti e cervello in pappa.

Lo stesso strumento dialettico del Santambrogio è stato applicato dal ministro brunetta nelle sue uscite della scorsa estate: come nella datata barzelletta in cui uno sa leggere e l’altro sa scrivere e il terzo sorveglia due pericolosi intellettuali, il ministrino si scagliava contro l’"elite culturale di merda", il "culturame" di scelbiana memoria: nella fattispecie, di sinistra, in senso lato contro chi è in grado di articolare un pensiero in luogo dell’agire coûte que coûte, è, perciò, difficilmente controllabile e va, perciò, etichettato, sputtanato, banalizzato, ridicolizzato.

Accomuna le due forme di pensiero un grottesco orwelliano rovesciamento di valori teso a vezzeggiare ed assolvere l’ignoranza elevandola a virtù: non la simulata ignoranza di Bertoldo ma quella, reale, crassa di Calboni ("Puccettone, paga tu che facciamo dopo!").

Ragionamenti di questa risma, che ammiccano falsamente solidali agli istinti più gretti della gente facendo credere che licenza sia libertà, il parlare becero parlare chiaro, la furberia intraprendenza, l’arroganza sicurezza di sè, proliferano nella demagogia platonicamente intesa, quale (ricordo dal liceo) degenerazione della democrazia preparatoria e prodromica alla tirannide.

Il tiranno è il demagogo che meglio riesce a carpire l’amicizia del popolo e si impone sugli altri, paralizzando mano a mano le resistenze dei disturbatori e giungendo – da ultimo – alla eliminazione violenta degli avversari.

Mi pare che siamo sulla buona strada, già un pezzo avanti.

Ai provvedimenti legislativi varati negli ultimi tempi, mai così sfacciatamente volti alla unilaterale tutela di una sola fazione politica e alla protezione della figura del capo, accompagnati in via metalegislativa da atti e discorsi da un lato giustificatori di tale operato sotto la pretesa necessità di salvaguardare la libertà d’azione degli eletti (al contempo suadenti la solidarietà e la gioiosa correità degli elettori in implicite quanto minimizzate responsabilità), dall’altro intimidatori di altri poteri statuali e della facoltà di dissentire, tali che avrebbero cagionato in altri tempi l’insurrezione delle folle armate di forconi, fanno riscontro una opinione pubblica abusata e conculcata, una opposizione politica non solo inerme e inetta ma, anzi, protesa ad inseguire l’apprendimento del linguaggio dei protervi per farne essa stessa uso: in ciò reiteratamente e sempre di parecchie incollature frustrata.

Non si placa questo freddo inverno di idiozia dominante e cattiva.

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3 commenti su “Fantacollage.

  1. anonimo ha detto:

    Tra l'altro non è neanche vero né che fosse davvero diffusa la profezia della fine del mondo nell'anno Mille, né che la gente sapesse di essere nell'anno 999, perché in Europa a quell'epoca erano in voga diversi stili di datazione (Era cristiana, Età dei Cesari etc.), e per quanto riguarda l'era cristiana, nella stessa Italia, c'era un diverso capodanno quasi per ogni diversa città, per cui il mondo sarebbe dovuto finire a marzo a Firenze (stile dell'incarnazione) e a dicembre a Roma (stile della natività), e a Venezia, se non sbaglio, a marzo dell'anno dopo.
    Il problema è casomai che la storia insegnerebbe che ogni ciclo di espansione demografica mette a rischio le risorse delle società moderne e sfocia in una catastrofe che riequilibra il tutto, come successe con la peste della metà del 1300 che fece fuori un terzo degli abitanti dell'Europa; cercare di evitare eventi simili non mi sembra che indichi un'avversione per l'uomo e un'adorazione eccessiva per la natura (della quale fanno parte in misura ahimé uguale tanto l'uomo quanto il bacillo della peste), quanto piuttosto un abbastanza sano istinto di conservazione. Diverso è il caso di chi le catastrofi le auspica, come fa un mio amico animalista che spera nell'estinzione del genere umano perché così si salva il pianeta; ma lui non ha figli, solo un gatto.
    Il tuo stavolta stranamente serio N. H. M. M.

  2. galatea72 ha detto:

    Questi sono i nostri nuovi intellettuali. Roba che per quelli mediovali prende una acuta nostalgia.

    P.S. A me piacciono i tuoi post. Però, su questo, qualche periodo un po' più breve aiuterebbe. Ad un certo punto arrancavo un po'.
    Ciao. Mariangela.

  3. ruzino ha detto:

    @ N.H.M.M.
    Bellissimo commento. Esatto. Occorre solo spiegarlo a loro e a tutti gli altri prima di “fare la botta”, come si dice da queste parti, salvi il gatto (anche, The Trap), Picolìn e Tommy.

    @ Galatea
    Onorato e lusinghè per il tuo apprezzamento. Ho cercato di disseccare e comprimere più concetti in un solo periodo, con uno stile volutamente retorico, dacchè la lunghezza (ciceroniana?) e la ridondanza di incisi; provo a riordinare la pagina.

    Ciao, ‘notte.
    Ruzino

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