Rewind.

Fate finta che, come me, siate andati a teatro, domenica sera, in compagnia di amici, altri tre uomini e una donna, in macchina insieme.
Lo spettacolo è bello e già visto, l’attor comico – Antonio Rezza – sempre acuto e intelligente, manca il sussulto della prima sorpresa compensato dal gusto di una rilettura, come di un caro libro, che strappa risate e riflessioni nuove.
Al ritorno si conversa nell’abitacolo dai vetri un po’ appannati, sullo spettacolo, su altri spettacoli; programmi e telefilm tivù.
E allora voi iniziate a berciare di quel reality incrociato a tarda serata su emmetivì, protagonista un italoamericano conteso da uno stuolo di ragazzotte; ne descrivete argutamente il personaggio come un goffo e insulso sgorbio, e il format infarcito di luoghi comuni sull’italianità.
Non è una buona scusa che siate stanchi, o ancora immersi nella suggestione dello spettacolo, e perciò forziate l’apologo parendovi brillanti; fatto sta che mentre parlate, realizzate – sta accadendo, ecco, è già accaduto – di spalmare sui membri della compagnia i tratti dell’osceno figuro che andate dettagliando: ovviamente, il primo nome che vi viene in mente è quello del padre di uno del gruppo, un altro ha lo stesso colore di capelli e, toh, un terzo la medesima statura.
Percepite il crescere di una silenziosa, compunta attenzione: tanto che potete udire, sotto il suono della vostra voce ingrommata, il ronfare del turbodiesel, il sommesso sibilo degli iniettori; e parlate, parlate ancora, battendo le disperate strade del diversivo e della dissimulazione.
A questo punto, potete solo cercare di darvi un contegno emettendo un sordo gorgoglìo o gloglottìo (glop-glop-glop, glugluglugluglu), oppure facendovi cogliere da spasmi facciali.
Friedrich Nietzsche, perennemente roso dalla feroce tabe del senso di colpa, aveva dedicato tutta la sua filosofia a sopprimerla; e non si limitò a questo.
Non è vero che il 3 gennaio 1889 a Torino, scosso dai singhiozzi nel vedere un vetturino incrudelire sul proprio cavallo, una follia sacra prese corpo fulmineamente in lui per poi estinguersi in una lenta idiozia.
Era una controfigura: Nietzsche aveva inventato una macchinetta che infrangeva le brame del tempo, trionfando sul passato lo riportava all’attimo del ciò che fu fatto, reimpostava ed emendava l’errore commesso.
Visse in Svizzera per altri cinquant’anni sotto falso nome, un giulivo galante signore, e si spense tra il sereno cordoglio di figli e nipoti.
Adesso quella macchinetta, dopo tortuosi e segreti passaggi di mano, è giunta a me.
Ogni tanto – è antica e va risparmiata, non saprei ripararla se si guastasse – la uso.
Click. Rewind. Play.
Fate finta che, come me, siate andati a teatro, domenica sera, in compagnia di amici, altri tre uomini e una donna, in macchina insieme…
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4 commenti su “Rewind.

  1. anonimo ha detto:

    Non so se ho colto appieno la seconda parte del racconto: ma il ritorno con il turbodiesel in sottofondo mi ha divertito molto,perchè sai descrivere certi eventi in maniera notevole,e che vi fossero elementi e coincidenze così sgradevoli da risultare affascinanti è un dato comune di tanta letteratura.
    Siccome a bordo del turbodiesel c’ero pure io, che guidavo, Ti dico che parlo per esperienza diretta :sei un grande.
    Anche io ho scritto qualcosa su domenica sera, ma solo per poi parlar d’altro.
    Un caro saluto
    Ghino La Ganga

  2. anonimo ha detto:

    Grande Antonio Rezza!
    Quanto al buon Nietzsche, mi piacerebbe che a lui, eroico gaffeur, fosse andata così…
    Ruzino

  3. anonimo ha detto:

    Aveva ragione Nietsche. Il vetturino mi picchiava perché aveva visto in me una somiglianza con il padre del piccolo Hans, che era stato suo compagno alle elementari e lo prendeva sempre in giro perché a sua volta assomigliava all’asino di Buridano. Allora Nietsche smise di stirarsi le camietsche ed inventò una macchinetta che faceva ripetere tutto uguale uguale per l’eternità, e la chiamò “l’eterno ritorno”. Per questo sono ancora vivo e posso scrivervi. Adesso vi lascio che arriva il baffone abbracciatore.
    Saluti senza nitriti
    Masked Marvel

  4. anonimo ha detto:

    Sei più nicciano di nìcce, con passaggio freudiano.
    Peccato solo che il vetturino non abbia visto in te l’uomo dei lupi… ;-]

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