Io ho paura.

Io non sono un blogger, perlomeno di quelli bravi e tempestivi e duri, che riescono a tradurre subito in pensieri un fatto corrente, a darne a caldo una interpretazione o un commento documentato, a fare – in poche parole – informazione e opinione.
Io sono lento, ho bisogno di tempo, di sedimentazione, e sono fuorviato dalla interconnessione del fatto con altre fonti per trarre regole generali, attratto dagli spunti narrativi che offre, dalla possibilità di ricavarne un “bel pezzo” o un racconto.
Ma il tempo è poco, e prima che mi scemi l’urgenza, che le settimane scorse avvertivo, di protestare, imbocco la via di mezzo.
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Io ho paura.
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Ho paura dell’imbecillità, della malafede, della mancanza di logica, dell’ignoranza, specie se elevate a valori.
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Ho paura quando vedo il Primo Ministro della Repubblica italiana chiedere al Presidente della Repubblica, a titolo personale e confidenziale, un parere preventivo ufficioso sulla possibilità di emanare un decreto legge (cioè un atto unilaterale del Governo, avente valore di legge in senso sostanziale – dato che la legge, in senso formale, è atto derivante dal contraddittorio parlamentare) finalizzato a stoppare l’esecutività di una sentenza, ed in una situazione non caratterizzata dai requisiti propri del decreto legge (di necessità ed urgenza erga omnes, come ad esempio, anche se borderline, le modifiche al codice della strada del 2007 a seguito di una gravissima e ben nota serie di incidenti mortali causati da ubriachi al volante), ben sapendo che lo riceverà negativo per contraddittorietà costituzionale ai suddetti principi: e, ricevutolo negativo, sputtanarne a destra e a manca il contenuto lamentando “è una cosa inaccettabile … io non ho richiesto nessuna lettera … noi abbiamo un dovere e un potere da esercitare”, per poi presentare formalmente il decreto legge al Presidente al fine di ottenere, ovviamente, la mancata promulgazione e potersi lamentare pubblicamente.
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Ho paura quando il Primo Ministro della Repubblica italiana fa presentare, allora, un disegno di legge alle Camere avente lo stesso contenuto del decreto legge, convinto che la sua maggioranza parlamentare schiacciante potrà ugualmente approvarlo in pochi giorni, al tempo stesso descrive strumentalmente la nostra Costituzione come fatta “sotto l’influenza della fine di una dittatura e con al presenza al tavolo di forze ideologizzate che guardavano alla Costituzione russa come a un modello da cui prendere indicazioni”, ed afferma che il parere del Presidente della Repubblica, pura espressione giuridica, “implica l’eutanasia”.
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Ho paura quando in una questione avente rilievo esclusivamente legislativo e costituzionale scendono in campo le forze della Chiesa cattolica stracciandosi le vesti contro l’“eutanasia”, domandandosi “com’è possibile far morire una persona in nome di una sentenza” e non potendo accettare che “nel nostro Paese, patria del diritto, in nome del rispetto formale di una sentenza, si rinunci ad escogitare strumenti giuridici legittimi che possano salvare la vita di una persona che non è in grado di difendersi da sola.”.
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Ho paura quando un editorialista del miglior quotidiano d’Italia sponsorizza la terza posizione, quella “di chi pensa che occorrerebbe coltivare, nella riservatezza e nella discrezione, una zona grigia, protetta da una necessaria ipocrisia, nella quale le decisioni sul caso singolo restano affidate alla sensibilità e alla pietas del medico che ha in cura il malato e ai sentimenti delle persone che lo amano. Che è quanto si è sempre fatto…”.
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Ho paura quando il Primo Ministro insiste nell’affermare – gabellando "responsabilità" con "potere" – che “è piena responsabilità del Governo il decidere sulla necessità e sull’urgenza di un decreto … e del resto, tale responsabilità come potrebbe essere piena se c’è un altro potere (quello del Presidente) che può intervenire?”.
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Ho paura quando coloro che siedono in Parlamento urlano roba senza senso come “omicidio di Stato”, “ammazzata”, “è stata chiaramente eutanasia”, “cultura di morte”, per far passare il principio che “non ci può essere un diritto di veto sopra i provvedimenti dell’esecutivo”.
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Ho paura quando viene propalata una correlazione manichea e orwelliana: applicazione della legge = morte, azione unilaterale di governo = vita.
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Ho paura quando un parlamentare insiste “uccisa da una firma”, “se avessimo potuto applicare quel decreto, sarebbe ancora tra noi”, e quando il Ministro della Giustizia, mica il ministro delle boccette al bar o della pesca con i bigattini, vocifera “ammazzata da una sentenza”.
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Ho paura, quando i contenuti della sentenza (in realtà, l’effetto è derivato da plurime pronunce, v. Cass. 21748/07, Corte di Appello di Milano 09.07.2008 – decr., TAR Lombardia 214/09) della quale si parla non vengono mai letti o pubblicati dalla stampa e viene fatto passare il messaggio che la “ricostruzione della volontà fosse basata su una chiacchierata al bar di una diciassettenne”: mentre il principio, raggiunto dalla Cassazione a seguito di un iter complicatissimo e dolorosissimo e rigorosissimo, come capirebbe chiunque leggendone le motivazioni pesanti come macigni, è che:
“in presenza di malato da moltissimi anni in stato vegetativo permanente, tenuto artificialmente in vita biologica non cognitiva mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua nutrizione e idratazione, il giudice, su richiesta del tutore che lo rappresenta, e nel contraddittorio con il curatore speciale, può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario [nota: in quanto integrante “prestazioni poste in essere da medici, che sottendono un sapere scientifico e che consistono nella somministrazione di preparati implicanti procedure tecnologiche. Esse quindi costituiscono un trattamento sanitario, la cui sospensione non configura un’ipotesi di eutanasia omissiva, ma può essere legittimamente richiesta nell’interesse dell’incapace”] sempre che: a) la condizione di stato vegetativo sia, in base a un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico che lasci supporre la benchè minima possibilità di un qualche, sia pur flebile, recupero della coscienza e di ritorno a una percezione del mondo esterno; e b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona”;
sicchè la Corte di Appello di Milano, alla quale era stata rinviata l’applicazione concreta di tale principio di diritto, in diversa composizione, e all’esito dell’indagine demandatale, ha espresso il convincimento che “le prove assunte, attendibili, univoche, efficaci e conferenti”, autorizzassero la conclusione della “correttezza della determinazione volitiva del legale rappresentante dell’incapace nella sua conformità alla presumibile scelta che, nelle condizioni date, avrebbe fatto anche e proprio la rappresentata, di cui il tutore si fa e deve farsi portavoce”.
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Ho paura quando la gente non pensa che, se ci fosse anche solo stato un minimo dubbio, mai e poi mai sarebbero stati presi provvedimenti giudiziari simili, emanati sotto la lente d’ingrandimento e i fucili puntati di tutta una nazione.
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Ho paura quando un parlamentare si fregia del merito di avere eliminato 29.000 vecchie leggi (abrogandone nel mucchio anche diverse correntemente applicate), e la gente si beve la balla che le leggi, quando invecchiano, non funzionano più tanto bene proprio come la 124 del nonno e occorre necessariamente farne di nuove fiammanti: così anche per la Costituzione.
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Io ho paura
– quando si diffonde l’idea per cui “se è morta dopo tre giorni, vuol dire che c’era l’urgenza connessa al decreto legge”, in base alla quale il requisito dell’urgenza viene ricavato ex post (se invece fossero trascorsi tre minuti o tre settimane?);
– quando alla gente viene dato da bere che le formalità legislative e costituzionali sono delle stronzate e la gente ci crede (non immaginando che le formalità sono quanto di più serio possa esistere, specie nei frangenti più drammatici e caotici: vedi la firma dell’armistizio italiano nella seconda guerra mondiale, laddove gli alleati dubitavano della legittimazione del nostro emissario, e dello stesso governo badogliano in carica, a proporlo e sottoscriverlo; vedi il contrasto di competenze che precedette la eliminazione di Mussolini, nel dubbio che la sua uccisione fosse o meno un omicidio – in un momento storico in cui i morti ammazzati, e per i più futili motivi, si contavano a milioni! E non voglio approfondire qui se l’uccisione di Mussolini fu o meno un omicidio);
– quando il responsabile della posta del miglior quotidiano d’Italia spara “se debbo scegliere fra un atto del Governo e una pronunzia giudiziaria, possono esservi circostanze in cui l’atto del Governo, in ultima analisi, è più democratico” (un atto unilaterale della maggioranza è più democratico? Forse in quanto espressione di un sistema lato sensu democratico. Ma è quanto di più antidemocratico possibile, non essendo il risultato di una dialettica parlamentare);
– quando un altro onorevole sostiene, in una tribuna televisiva, l’esigenza di modificare la Costituzione “così il Governo può lavorare meglio … abbiamo le mani più libere …” (mentre la gente non ricorda che fu proprio S.E. il Cav. Benito Mussolini, Primo Ministro, ad assicurare al proprio governo la potestà di prendere decisioni libere da controlli incrociati, controlli che la nostra Costituzione successivamente pose in modo rigido proprio per evitare abusi di un potere rispetto a un altro: il parlamento approva le leggi nel rispetto della Costituzione; i Giudici le applicano; il Governo – l’esecutivo – controlla la Pubblica Amministrazione sulla base delle leggi vigenti e ha un limitato potere legislativo; il Presidente della Repubblica ha un potere rappresentativo, consultivo ed il primo vaglio di legittimità formale/costituzionale sui provvedimenti legislativi).
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Ho paura e voglio che la gente pensi.
Nei prossimi giorni può darsi che migliori questo post o scriva delle appendici; per ora, devo pubblicarlo così com’è.
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6 commenti su “Io ho paura.

  1. anonimo ha detto:

    grazie per il post…
    pensavo di avere la nausea, il rigetto fisico, che nasce dall’indignazione, dallo sconforto, dalla rabbia, ma mi hai fatto capire che purtroppo siamo oltre, purtroppo quello che sentiamo e che sta arrivando è qualcosa che va oltre : è la paura…

  2. anonimo ha detto:

    lo so. avrei voluto intitolarlo “la merda”, che mi sento arrivare fino al collo, ma me lo sono riservato per una prossima volta.
    grazie per il commento; magari firmati, anche con uno pseudonimo.
    ciao

  3. anonimo ha detto:

    domani digiuno ed astinenza.
    Le ceneri!

  4. anonimo ha detto:

    No, grazie, le ceneri mi risultano indigeste.

  5. anonimo ha detto:

    Ecco, è proprio la paura che ci frega, proprio perchè/quando non siamo capaci di stare di fronte al mistero della vita (e conseguentemente della morte)! Ma con la paura non sei vivo, non sei libero,sei una preda.
    Eleonora

  6. anonimo ha detto:

    Grazie per l’intervento, Eleonora.
    La mia personale paura nasce, però, dalle furberia maligna che sempre più imperversa e costituisce, purtroppo, un esempio.
    Il mistero della vita e della morte non lo metto in dubbio; ho toccato solo incidentalmente un episodio grave e sofferto per mettere in rilievo le strumentalizzazioni, le manipolazioni che ne sono derivate.
    Ciao, cari saluti.
    Ruzino

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