Le petit tour.*

Sono stato in Campania, in terra di Gomorra.
Il viaggio in treno era stato allietato da una graziosa presenza femminile, di sbarba accoccolata sul sedile di fronte a me con collant lanosi a striscie grigie e nere, calzerotti rossi per il piedino che avrebbe calzato stivali neri stile Tank Girl (fumettone inglese), mini del pari lanosina a straccetto grigia e vaginale, carrè castano leggermente mosso su occhio azzurro liquido, labbra rossine e carnosine nature. Ho un debole per le donne che stanno accoccolate tipo gattino, coi piedi raccolti sotto: questa leggeva, e ha sempre tenuto gli occhi bassi, felinamente schiva, nonostante non dessi mostra di lumarla con cuoriosità. A Roma – ne suppongo l’origine milanese – è scesa, caricandosi lo zaino tecnico sul corpicino atletico intabarrato nel giaccone, nero, accuratamente chiuso sino a mezza coscia: ed è sparita, lasciandomi come il Cardarelli in tramvai (cfr.) o un De Andrè di provincia a fantasticare delle belle passanti (cfr.).
Poi.
Il casertano è come lo descrive Saviano, il cui libro non ricordo a memoria ma come impressione: opprimente, angosciante.
Il posto è baciato da Dio, per clima e paesaggio (credo basti buttare un seme per terra che cresca subito qualcosa). Città e campagne sono però asservite all’edilizia più bieca e brutta, tale da annichilire la voglia di viverci o comunque di vivere; sembrano fatte a casaccio; una fabbrica qua, con relativa ciminiera; un parcheggio isolato; un moncone di cavalcavia; muri scrostati e screpolati; marciapiedi inesistenti, e macchine, macchine, maccchine, macchine, macchine per ogni dove, anche per fare pochi metri, come se l’andare a piedi implicasse una perdita di decoro. Un ombrello rottosi per strada viene gettato a terra, il cassonetto reo di non tenere più rifiuti rovesciato.
L’aspettativa del visitatore è, insomma, scrupolosamente rispettata. Ed il rispetto reciproco informa la stabilità dei rapporti sociali, tanto cordiali nella forma quanto sostanzialmente – mi pare – precari: per capire empiricamente l’individualismo, la tensione a (necessità di?) farsi i cazzi propri, l’isolamento, la solitudine della gente, dietro la maschera di una cortesia di convenienza, provate a contare la moltitudine di antenne sui tetti dei condomini in luogo di una comune. Altro che tradizionale umanità.
Sono stato in un albergo dove mi hanno appioppato una camera con le pareti moquettate pregne di fumo stantio (io fumo) e picchiettate da bruciature di sigarette, il copriletto screziato da macchie inquietanti. Ho percorso antiche strade lastricate di lava, bucherellate e impraticabili. Ho cenato in un ristorante bello e ottimamente gestito, fiore nel deserto (bravo lui o pagava un congruo pizzo?). Sono stato trattato ingiustamente e sarcasticamente da settentrionale spocchioso (con usuale lacrima di coccodrillo e leva del senso di colpa) da chi pretendeva di far passare la mia richiesta di osservare alcune regole universali come imposizione di costumi nordici su quelli sudici (sic). Ho conosciuto, come già in passato, persone onestissime e rigorose, al massimo grado: così i diamanti, temprati da pressioni e temperature elevatissime.
Il groppo, il senso di minaccia, mi si sono sciolti quando sono salito sul treno, territorio dello Stato, che mi portava via, via.
Sicchè adesso passo alla parte babba del pezzo.
Napoli (in senso lato) non è solo pizza, spaghetti e mandulì.
Napule è anche monnezza, camorra, politici corrotti, morte da pistola o droga, ragazzotti imbalsamati in occhiali da sole fascianti e scarpette da ginnastica dorate, ragazze (imbalsamate dall’occhialone a mascherina) con le ciccie che sporgono generose dai calzoni a vita bassa, abusi edilizi, monnezza, camorra, criminalità organizzata e disorganizzata, malaffare, paura, pizza, camorra, mandulì, reticenza, paccheri, spaghetti, calzone, corruzione, monnezza, morte da AK 47, paura, sporcizia, abusi.
Vibrante la protesta di alcuni intellettuali:
Basta coi luoghi comuni!
Napule non è solo pizza, spaghetti, mandulì, camorra, monnezza, politici corrotti, abusi edilizi, abusi in genere, vaffanculo alle regole, pizza, monnezza, mandulì, camorra, criminalità organizzata e disorganizzata, pacco, doppio pacco e contropaccotto, paccheri, malaffare, paura, spaghetti, reticenza, adesione supina agli status symbol più retrivi, corruzione, morte da pistola, droga o AK 47, pizza, spaghetti, mandulì, corruzione, paura, sporcizia, abusi, camorra, Gomorra, monnezza, abusi, spaghetti, mandulì, pizza, calzone, camorra. Mandulì.
No! Napule è anche sole, core e ammore.”
Allo studio una misura della Lega che prevede lo scambio integrale degli abitanti della Campania con quelli della Finlandia.
* Le grand tour era quello di qualche aristocratico francese o inglese, nell’800, in Italia, comprendente visite a Firenze, Roma e più giù (molti si stabilirono, i nomi delle strade e i cognomi superstiti fino a noi la dicono lunga).
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7 commenti su “Le petit tour.*

  1. anonimo ha detto:

    “Sono stato trattato ingiustamente e sarcasticamente da settentrionale spocchioso (con usuale lacrima di coccodrillo e leva del senso di colpa) da chi pretendeva di far passare la mia richiesta di osservare alcune regole universali come imposizione di costumi nordici su quelli sudici (sic). ”

    Che dire? solo tu avresti potuto provarci.

  2. anonimo ha detto:

    Caro Anonimo.
    La parentesi avrebbe dovuto essere aperta dopo “pretendeva”, così si capisce meglio l’accaduto.
    Le regole che chiedevo di applicare erano norme di legge, non morali: quindi non opinabili, e immutabili nord/sud/est/ovest.
    Beh, ci ho provato.
    Un salutone

  3. anonimo ha detto:

    ho fatto copia e incolla della tua frase.

    E’ vero che sei un po’ maiale?

  4. anonimo ha detto:

    oink?
    (trad.: ti conosco, mascherina)

    Ruzino

  5. anonimo ha detto:

    baci

  6. anonimo ha detto:

    Dal blog della ragazza in treno:
    Ho fatto un orribile viaggio, da Milano a Roma, con un maniaco sessuale che non smetteva di guardarmi le gambe. Ho fatto finta di leggere per tutto il tempo per non incrociare i suoi occhi suini.
    (robo)

  7. anonimo ha detto:

    uno cerca di scrivere un pezzo decoroso, in buon italiano, stuzzicante o magari anche solo non soporifero, leggibile su più livelli, e tutti commentano solo la iniziale captatio benevolentiae a base di cronaca rosa. sob.

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