Ruzinoterapia.

Come capitava al Carugati (personaggio di Terzoli e Vaime, portato amabilmente sulle scene da Gino Bramieri: leggete il libro se lo trovate), mentre negli ultimi mesi ero occupato a fare altro il mondo andava avanti senza di me e, lasciato a sé stesso, con risultati altalenanti tendenti al basso.
Notizie buone e cattive si sono succedute, che vale la pena commentare.
1) Barack Obama presidente U.S.A.
A parte le battute di cattivo gusto sull’abbronzatura e gli eufemismi del caso (si dice nero! nero!), c’è poco da fare: l’è negher!
La qual cosa conferma che gli americani, pur con tutta la loro prosopopea del cazzo e la meritata fama di guerraioli nonché mangiatori del pianeta (burp), quando capiscono finalmente cosa sia sbagliato e cosa più giusto da fare si muovono piuttosto compatti e sono capaci di decisioni sorprendenti e veramente anticonformisticamente americane, come quella, per l’appunto, di eleggere un Presidente negro, uno che mette d’accordo tutti, che ha il fascino di un John Kennedy ma anche di un Denzel Washington, qualche idea alla Lula, qualcuna alla Lincoln, un rigore da Roosevelt (F.D.) o Eisenhower.
Mah, vedremo se manterrà le promesse e le premesse sui grandi temi ambientali e bellici, o se piuttosto non cercherà oltrefrontiera – come i suoi predecessori – un diversivo dalla stretta economica attuale.
Se non impazzisce, o se non gli sparano prima, a vedere l’entourage di cervelloni alternativi di cui si è circondato sembra intenzionato a fare bene.
Noi, d’altra parte, per non essere da meno abbiamo in Parlamento due campioni del calibro di Cota e Salvini: il primo connotato dal rictus gelido e inquietante, il secondo da una unticcia e trasandata malrasata tracotanza, si sono pregiati sostenere in varie tribune televisive l’idea delle classi differenziali per soli immigrati previo, dicevano, test sulla conoscenza della nostra lingua, dei nostri costumi e della nostra religione.
La proposta è obiettivamente grottesca (contra, la provincia di Bolzano, con teutonica sobrietà ed efficienza, ha recentemente stabilito – concordi tutti i gruppi politici – di inserire una quota del 30% di stranieri in ciascuna classe) e significativa dell’unico differenziale meritevole di matita rossa: di là, una nazione composta al 99,9% da immigrati e figli di immigrati (il 0,1% è rappresentato dai Pellirosse, i veri nativi) elegge un Presidente negro, di qua il futuro è negli autobus con posti dietro riservati ai bongo bongo, modello Louisiana/Missouri.
2) La Terra muore.
Ho sempre previsto – cfr. “Il paradosso di Ruzino” – l’acqua calda: l’impossibilità di mantenere regimi di vita come quelli spensierati degli anni ’60 nei quali ero nato, fiduciosi in un futuro roseo di cotechini, sciampagni, automobili rombanti e clacsonanti, città turbinose, fumose e scintillanti, nelle meravigliose sorti e progressive che avrebbero comunque emendato e curato ogni nostra stronzata, garantito sempiterna pacchia: fiumi Lambro e atolli di Bikini ovunque ma trote e cernie per tutti, mucche pazze e fiorentine in abbondanza, zero foreste e zero petrolio e un bel suvvone anche ai senzatetto (mi viene in mente un graffito letto su una strada di montagna, verso Livigno: in una curva, una ignota mano che ha disseminato la Valtellina di messaggi ecosociali aveva scritto “aiuta i poveri”; e un ancor più ignoto aveva aggiunto “regala loro un Breitling”).
Insomma, per farla breve con la tiritera – sento gli sbadigli via router – anche i più ignoranti sanno che di pianeti come il nostro ce n’è uno: ma una ricerca svolta dai soliti terroristi ambientalisti del WWF, pubblicata un paio di mesi fa su tutti i quotidiani, mostra che la impronta biologica – cioè quello che occorre per campare in termini di terreno, acqua ed aria – della popolazione mondiale ne richiederebbe un altro entro il 2030.
A fare la parte del leone ci sono, come sempre, gli americanacci, che necessitano di 9,5 ettari pro capite (grosso modo 4,5 pianeti Terra); i cinesi, che per adeguarsi agli standard capitalistici cercano in numero sempre maggiore di barattare il loro pugno di riso quotidiano con cocktail di scampi, li tallonano da vicino pur essendo molti di più; gli italiani copiano il compito dal vicino di banco ma, come sempre, arrivano dietro: solo 4,8 ettari ciascuno, equivalenti a tre Terre.
Questo, l’ennesimo redde rationem che ci pongono il nostro pianetino, le bestioline e le piante che ci fanno compagnia e ci danno una mano, i poveri che sono i primi a subire: scusate la lacrima.
Purtroppo, la reazione dominante si riassume in quella di quel vecchietto, intervistato venti e spicci anni fa durante lo scandalo del vino al metanolo (alcuni ne creparono): “Ma cchè mme frega ammè? Io bevo ‘a bbira!”.
3) Emanuela Englaro vive.
Non entro nel merito.
Però, dopo furibonde battaglie legali (cioè condotte sulla lama di leggi che ci sono) per stabilire un principio, che sarebbe quello di consentire ai genitori – la cui disperazione e nell’affrontare una simile decisione e nell’affrontare un simile calvario giudiziale e sociale per legittimarla, dev’essere umanamente insopportabile – il distacco delle apparecchiature di mentenimento del coma, arriva Sacconi: che con ministeriale imperio e illuminata coscienza della verità e della ragione, scioglie il nodo gordiano affermando che chi esegue ciò che è stato giudizialmente dichiarato legittimo incorrerà nelle sue sanzioni.
Beh, l’affondo a gamba tesa, da dietro, con tacchetti affilati, in piena area di rigore, la dice lunga sul rispetto delle competenze istituzionali (legiferazione, giustizia, amministrazione), sullo stile, sull’esercizio del potere in quanto tale di questo come di altri personaggi della nostrana maggioranza parlamentare.
4) Magistratura far west.
Ecco che le Procure di Salerno e Catanzaro litigano: i primi denunciano i colleghi calabri per avere mobbizzato e sputtanato De Magistris a causa delle sue inchieste coinvolgenti personaggi politici e altolocati, vanno, sequestrano e ispezionano anche corporalmente; i secondi denunciano i denuncianti.
Tutti rimediano una figura da galletti rissosi; vengono bacchettati da un pronto intervento del CSM e di Napolitano in persona; come al solito, la gente non ne capisce più un cazzo e ha l’impressione (in questo caso fondatissima) che in Italia la giustizia non funzioni.
Io, che sono come Tommaso, non credo che un Procuratore capo, che di solito è persona anziana ed assennata, impazzisca improvvisamente: c’è una regia dietro? Chi è il puparo? Chi ha interesse a screditare in una botta sola un bel numero di PM e la credibilità della magistratura inquirente?
La verità, come sempre, emergerà tra un bel po’ di anni.
Per ora contentiamoci di prendere atto delle richieste di riforma della Giustizia che, curiosamente, muovono con rinnovato vigore dopo lo sfigato accaduto.
5) Comunisti latrones!
Dopo avere perso le elezioni politiche, le amministrative (regionali, provinciali, comunali, rionali e anche quelle dei bar), le sezioni (tramutate in lap-dance club) e i festival (“la salsiccia mi torna su”), i comunisti, ossia di tutte l’erbe un mazzo facendo di piddini pricini e sinistrunitini, perdono anche la faccia, la patina di onestà guadagnata in decenni che pochi s’eran fatti beccare con le mani nella marmellata: e quei pochi, condannati e reietti dal partito.
I compagni, cuccati in buon numero in faccende assai lucrose, devono fare qualcosa per risollevarsi: a questo punto è inutile continuare a dire le stesse cose di Berlusconi, “con la differenza che noi siamo onesti e lui no”: dite qualcosa di sinistra, cazzo, che non siano le solite fregnacce trite e ritrite nella speranza che, “coltivando la presenza sul territorio”, qualcuno vi stia a sentire!
Qualcosa di sinistra – cioè storicamente scomodo, rivoluzionario – ma al passo coi tempi, cazzo ne so, meno cemento e a prezzo calmierato in ogni parte d’Italia, una casa in centro a Roma costa come una a Altovia (così disincentivi gli abusivismi e incentivi una edilizia popolare vera), sui terreni ricavati dai roghi boschivi non si può mai più edificare, realizzazione di terzo e quarto binario ferroviario per merci e passeggeri (così elimini i TIR dalle autostrade e favorisci trasporti puliti e veloci), censimento di tutti gli immigrati e sanatoria immediata (così legalizzi la forza lavoro e non ti trovi gente che necessariamente vende ombrelli senza documenti e dorme nelle baracche), pari dignità per tutti i lavori (basta con ‘sta pugnetta della laurea a tutti i costi, voglio il maestro del libro Cuore che metteva il figlio del muratore a fianco di quello del finanziere) e possibilmente stabilità; tagli abissali delle spese, degli enti assistenziali parassitari, delle sovvenzioni inutili e sprecone; rilancio dell’agricoltura (che ne è del paesaggio d’Italia, “fatto a mano”, in rovina e decadimento, e fino a quando ci slurperemo un bel culatello, una ventricina ben fatta, un risotto o una pasta di qualità se sempre meno sono quelli che sanno l’arte, se sempre meno sono i terreni buoni e le varietà germinali?); denaro a costo zero come hanno fatto negli USA.
Insomma, il paese dei balocchi: però vedete voi di fare meglio, se no finisce pure che vi si rimpiange.
6) Israele-Gaza 0 a 400.
Vince, nonostante il punteggio, Israele: e guai a farsi sfuggire che giocano sporco, perché poi passi da antisemita: e ho detto tutto.
7) Un mio amico mi ha telefonato e mi ha confidato di essere depresso.
Dopo tutta la merda che ho riassunto sopra il fatto non mi stupirebbe, ma è grave e vi va posto rimedio.
Penso di poter risolvere ogni tuo problema con somma autorevolezza, essendo stato almeno in un paio di periodi della mia esistenza – coincidenti con disavventure amorose di ventenne sommate ad altre cause di stress, e perdurati anche parecchi mesi – gravemente depresso: se per questo si intenda il non avere voglia di fare assolutamente niente, pappa pipì pupù, dormire, vegliare, alzarsi, lavarsi, vestirsi, e il vivere diviene semplice spinta coatta da un attimo di piatto grigiore all’altro, senza picchi, schemi, istanze: e come potrebbero provenire, del resto, da quella massa agglutinata e macerata che è la tua coscienza?
Per quanto mi riguarda, ricordo quotidiane e minuziose pianificazioni della mia autosoppressione, la più efficace delle quali consisteva nel seppellirmi in una fossa scavata in un bosco isolato raggiunto a piedi, senza farmi vedere da alcuno, facendomi scivolare sopra con un lenzuolo – che ne sarebbe stato anch’esso sommerso – la terra ivi sbadilata; quindi, approfittando del sia pur poco agio dei movimenti consentito dalla mollezza del terreno, nell’adoperare a mio danno un revolver o una doppietta da caccia con canne e calcio opportunamente segati: suicidio perfetto e moralmente asettico: nessuno mi avrebbe più trovato, nessuno si sarebbe incolpato.
A parte la difficoltà logistica di tirarsi addosso a braccia un paio di metri cubi di terriccio, facilmente superabile con un Bobcat.
Ricordo, anche, giornate iniziate con sveglie tardive e proseguite surrogando campari al caffè; un porto al pomeriggio; vino ai pasti; in serata grappini e uischìni, ad libitum: e sigarette, sigarette, sigarette, la cui magia riposava soprattutto nella astrazione e sublimazione di gesti altri.
Avevo anche studiato parecchi testi di psicologia et similia, fino al tomo del DSM-III, allora vigente, trattato sistematico delle malattie mentali dell’associazione psichiatrica statunitense; convincendomi, a seguito della lettura del librone, di essere schizofrenico, paranoico, psicopatico, ciclotimico, nevrotico, ossessivo e talora compulsivo; poi mi sono rotto il cazzo.
Sicchè, amico mio, ascolta i miei saccenti e sempliciotti consigli.
– Mens sana in corpore sano.
Siamo tutti latini. Datti una disciplina sportiva.
All’inizio sarà doloroso e urticante. Il tuo corpo non è abituato. Mettiti una o due sveglie e costringiti a alzarti subito. Subito! Corri di primo mattino. Comincia con dieci minuti – un quarto d’ora, se non ce la fai; l’ideale è una mezz’oretta tutti i giorni. È importante la continuità e la costanza, devi durare almeno due o tre mesi di filato, senza mancare un giorno. Un training analogo l’ho visto anni dopo egregiamente praticato da Abatantuono nei confronti di Bentivoglio in “Turnè”. Iscriviti a una palestra. Non fare ginnastica di sera, perché stimola la produzione di endorfine, così non dormi e la mattina dopo sei punto e a capo.
– Abbi cura del tuo aspetto.
Dopo la corsa, fatti la doccia, la barba, vestiti bene anche se non ce n’è bisogno. Comprati un profumo di moda. Leggi un quotidiano, anche se so che lo fai già. Instaura, insomma, una routine positiva. Come il ragioniere capo della Compagnia che, in Cuore di Tenebra di Conrad, dirigeva una stazione nella giungla equatoriale, perfettamente tirato nella sua uniforme lisa: Marlow ricorda: “… nella demoralizzazione generale di quella terra, continuava a curare il proprio aspetto. Quella sì che è spina dorsale”.
– Bevi poco.
Cerca di non bere di sera (mi risponderai: e quando se no?): taglia il sonno: finisce che vai a letto alle due stramazzato e ti svegli alle quattro con la prostata in fiamme e una ridda di pensieri assurdi in testa peggio della Gorgona co’ le serpi. Se proprio devi, limitati a una volta a settimana, oppure aspetta a addormentarti e bevi acqua nel frattempo: so che sono cose che sai ma te le ripeto.
– Pochi psicofarmaci.
Non ne ho mai presi e non credo nella loro utilità, se non come palliativi o placebo, perlomeno se non c’è una vera e propria emergenza psichiatrica; credo piuttosto che si corra il rischio di sostituire a una dipendenza (dalla propria tutto sommato comoda condizione depressa) un’altra.
– Evita gli psicologi.
Fondamentalmente, costoro tendono a farti sentire una merdaccia per poi palesarsi come unica fonte della tua guarigione. Stai attento a non cascarci, ce la puoi fare da solo. Hai mai portato la macchina da un meccanico perchè ha un rumorino, lui la smonta tutta, dice che è un cesso, deve cambiare vari pezzi, ti chiede duemila euro, poi vai via che funziona male sul serio e ci devi tornare? Ecco. Di solito, poi, la tua guarigione coincide con l’ultima rata della Porsche o il ritorno dal collegio in Svizzera del figlio grande.
– Donne.
Fatti tutte le donne che ti capitano a tiro, alte, basse, magre, grasse, belle e brutte: a farsi quelle belle sono buoni tutti, ma anche le brutte (il che è soggettivo) hanno un loro perché. Le donne sono lì apposta, per farti sentire meglio, e tu loro. Sono la più grande radice di vita e di benessere, che non va tagliata. Ognuna ha qualcosa di buono da raccontarti e da darti, e tu altrettanto. Corteggiale, vogli loro bene. Anche se dovesse durare poco, l’importante è che la cosa sia pulita e consapevole per entrambi. Non persistere in una relazione finchè non sarai abbastanza forte da reggerti da solo. Capiranno (anche loro fanno così con noi). Provaci. Se una ti dice di no, provaci ancora oppure con un’altra: fa bene anche ricevere un due di picche, fa sentire vivi. Sii gentile. Scopale in tutti i modi possibili e umanamente gradevolmente praticabili.
– Cambiamenti.
Sicuro che non ci sia qualcosa che non ti piace nell’arredamento di casa tua? Buttalo via e compra qualcosa di nuovo. Oppure sposta i mobili. Rivernicia (tu, senza chiamare l’imbianchino) le stanze, magari una di viola o di verde, che tanto giova. Fatti una parete di pannelli di sughero incollato, su cui appendere con le puntine fotografie, poster, appunti. Mappe. Progetta un viaggio, casomai con una delle donne di cui sopra. Tagliati i baffi, fai crescere una barba curata o i capelli, raditi a zero. Va’ in tournee con un gruppo rock.
– Brevi sociali.
Non propalare la tua condizione agli altri. I più volenterosi inizieranno a trattarti come se, e ben presto ti ritrovi coartato, dalla impronta che loro danno alla relazione, a comportarti come se. I meno bravi, poi, ti schiveranno e li segnerai, giustamente, sul libro nero. Vedi gente solo quando ne hai veramente voglia. Invita qualche amico a cena, comprati l’Artusi e fa’ da mangiare. Stupiscili. Scansa anche come la peste la c.d. “situazione allegra”, cioè quella in cui gli amici volenterosi provano a trascinarti: balli latini (e tu intento a tracannare rum e cola fino al cedimento dello sgabello) o incontri per singles (abbrutito dai prosecchi scoppi in lacrime, guardato con disprezzo dalla tua vicina in guepiere) possono rappresentare esperienze struggenti di obblighi insoddisfacibili. E piuttosto che ascoltare la c.d. “musica allegra”, della quale non si comprende il senso, meglio allora una bella compilation sul malinconico andante (De Andrè, Lolli d’antan, un Chet Baker), così piangi come un vitello ma realisticamente, ti sfoghi, e il mondo poi sembra migliore.
Se infine sopravvivi all’infarto per le corse mattutine, alla caduta dal trabattello mentre imbianchi la casa, alla vergogna per il rimpallo di tutte le donne del paese (inclusa Marì ‘a pelusa, della quale il tuo conoscente camionista ti aveva narrato meraviglie), all’isolamento da tutti i tuoi ex amici schifati dalla tua pessima cucina e dal tuo aspetto bizzarro, alla crisi d’astinenza da vino e prozac, e putacaso ti senti meglio, chiamami: e dimmi come hai fatto.
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4 commenti su “Ruzinoterapia.

  1. anonimo ha detto:

    Io consiglio di evitare completamente gli psicofarmaci e sostituirli con l’annusamento del bergamotto:

    http://www.agraria.org/coltivazioniarboree/bergamotto.jpg

    Certe varietà si possono anche mangiare.

    Ciao

    Mildareveno

  2. anonimo ha detto:

    Fumarle si può?

    Grazie per gli interventi.
    Ruzino

  3. Viola ha detto:

    Grandissimo!

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